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A cura di ANDREA CURTI

domenica 17 febbraio 2019

INIZIATIVE - Al Carnevale di Fano oggi prima sfilata dal divertimento assicurato.

Al Carnevale di Fano il divertimento sarà assicurato: i parchi tematici più famosi della Riviera, Acquario di Cattolica, Oltremare, Aquafan e Italia in Miniatura, hanno rinnovato la collaborazione con Ente Carnevalesca Fano anche per il 2019. Sfileranno nelle tre domeniche del Carnevale: 17 e 24 febbraio e domenica 3 marzo con un carro allegorico e una mascherata a tema.  Il carro allegorico dedicato ai Parchi Costa, realizzato dall’Associazione Carristi Fanesi, rappresenta i quattro parchi: Italia in Miniatura è suggerita da palazzi veneziani e dal campanile di San Marco, per Aquafan presenza di acquascivolo e bagnini, squali e pesci colorati richiamano l’Acquario di Cattolica, mentre il delfino che salta sulle onde è Ulisse, il più famoso delfino d’Italia. Non mancheranno poi gruppi mascherati che sfileranno sopra e sotto il carro che richiamano i protagonisti assoluti dei parchi: dai rapaci ai monumenti in scala, dai bagnini agli squali. Dal carro allegorico in sfilata nelle tre domeniche pioveranno dolcezze: migliaia di caramelle grazie alla collaborazione dei parchi con Perfetti Van Melle Italia. Non mancherà poi una pioggia di coupon, sconti e omaggi per l’ingresso ai parchi. A chi partecipa al Carnevale, infatti il Gruppo CE ha messo a disposizione 20.000 coupon per l’ingresso gratuito ai bambini in uno dei quattro parchi a scelta (promozione valida per ogni bimbo fino a 140 cm d’ altezza, se accompagnato da due adulti paganti tariffa intera, per la stagione 2019). I coupon saranno distribuiti dai figuranti in maschera, nelle tre giornate. Regali anche per chi sottoscrive la tessera Ente Carnevalesca 2019: il detentore della tessera che desidera visitare i parchi, entra gratis, se accompagnato da un altro adulto pagante biglietto intero. Dulcis in fundo, 15 biglietti omaggio in palio ogni domenica per il vincitore del contest ’Miglior palco tribune mascherato’ 
“Rinnoviamo per il quinto anno consecutivo la collaborazione con Ente Carnevalesca di Fano  _ dichiara Patrizia Leardini, direttore Costa Edutainment Polo Adriatico _ perché crediamo molto nel Carnevale di Fano e nella grande concentrazione di famiglie e bambini che richiama ogni anno, sia per la vicinanza alle nostre strutture che per lo stesso target di riferimento. Diverse sono le opportunità che offriremo a chi partecipa al Carnevale per poter visitare le nostre strutture, con promozioni speciali e coupon per far tappa ai parchi più famosi della Riviera Adriatica. Riapriremo il 16 marzo con Italia in Miniatura, il 6 aprile con Acquario di Cattolica e Oltremare, mentre Aquafan tornerà con i suoi scivoli dal 1° giugno”. 

TEATRO - All'Eliseo di Roma, debutto nazionale il 19 febbraio: "La commedia di Gaetanaccio", capolavoro highlander formato Magni.

Il Teatro Eliseo di Via Nazionale in Roma presenta, debutto nazionale, martedì 19 febbraio 2019 ore 20, "La commedia di Gaetanaccio", capolavoro di Luigi Magni che torna in scena dopo quarant’anni esatti dal suo debutto, 
è ispirata a un personaggio realmente esistito a Roma, Gaetano Santangelo detto appunto Gaetanaccio, burattinaio ambulante che sulle spalle trasportava il suo castello di marionette per le vie, le piazze e all’interno dei palazzi della nobiltà romana, dove spesso era chiamato per rallegrare feste e banchetti.  
Siamo nella Roma papalina, la soggiogazione del povero, l’indigenza, la paura sono sentimenti che vengono compensati dal carattere indolente, giocoso e spavaldo di un popolo che con gli abusi del potere ha sempre convissuto. E così l’irriverente e gradasso Gaetanaccio, innamorato di Nina, anch’essa attrice in cerca di fortuna, condivide con lei la sorte, ritrovandosi davanti al bivio del compromesso.  
Come in tutte le sue opere, Magni dipinge una Roma che riesce a far convivere amore e cinismo, ironia e poesia. È principalmente una commedia musicale che anche grazie alla presenza dei musicisti in scena, evoca la dimensione onirica, favolistica del testo.
Le canzoni, seppur a volte accompagnate da musiche leggere e allegre, presentano uno sfondo amaro e sarcastico. Nei dodici brani che compongono l’opera sono narrate le vicende del protagonista e della comunità di teatranti che, a causa del divieto che proibisce ogni tipo di rappresentazione, patiscono la fame costretti a inventarsi la vita per sperare di sopravvivere.  
Sudditi fedeli, sete richiamati alla penitenza e al ravvedimento. Penitenza perché tutti, più o meno, avete sbajato a sottovalutà er pericolo. Ravvedimento perché, sia pure scausalmente, con atteggiamenti leggeri e permissivi, ne avete fatorito il dilagarsi. In conseguenza, è reso obbligatorio il precetto pasquale…
Sono proibite alle donne le vesti attillate perché invereconde, la vaccinazione delle crature perché diabolica e l’innesto delle piante, perché alterando il disegno armonico del creato, è contronatura. Ma, soprattutto, vengono soppresse tutte quelle presunte attività culturali le quali che, quando va bene, non servono a gnente. Questo il prologo, un editto in cui si mostrano in tutta la loro sconvolgente attualità i temi affrontati. E la prima battuta di Gaetanaccio, in risposta alla lettura del messo, avviene legato e circondato da quattro gendarmi. Le bastonate che subisce per le sue parole dette a sproposito (o meglio a proposito) sono le stesse che popolano le storie dei suoi burattini, dove spiccano le contraddizioni di una vita sospesa tra sentimenti e bisogni primari, tra cinismo e romanticismo, tra vita e morte, tra plebe e potenti.  
A rendere ancor più spiccata la similitudine tra i personaggi e i burattini di Gaetanaccio, oltre alle avversità che popolano le loro storie, sono anche gli abiti che indossano, la cornice in cui si muovono, quasi a evocare una scena nella scena. Perfino la Morte, sempre presente nella tradizione romana, assume carattere antropomorfo e si fa persona vera per intervenire nel destino dei protagonisti. L’amore, rappresentato da Nina, è l’ideale amoroso puro e irraggiungibile che si mostra nella sua poetica fragilità capace di essere forte e concreta quando la vita lo richiede. Un desiderio di poesia e bellezza che rappresenta l’unico riscatto allo scetticismo e all’apatia si concretizzano nel miracolo finale; e quella che sembra essere una commedia ‘contro il papato’ trova il suo finale nella magia dell’amore, nella sconfitta della morte, nella gioia della vita.
Sogno e realtà le parole chiave capaci di raccontare questo nuovo allestimento, adatto anche ad un pubblico di giovanissimi, che vuole riportare La commedia di Gaetanaccio ai primi posti dei classici della tradizione popolare, dove merita di essere.  
La presenza di Giorgio Tirabassi e Carlotta Proietti nei ruoli dei protagonisti rappresenta una continuità con l’allestimento storico dello spettacolo, allora diretto e interpretato da Gigi Proietti, autore anche delle musiche insieme a Piero Pintucci, oggi riarrangiate da Massimo Fedeli. Un cast di giovani attori arricchisce questo spettacolo di dirompente energia che si avvale dei bellissimi e fantasiosi costumi realizzati da Santuzza Calì e dei suoi cinquanta burattini che popolano la scenografia di Fabiana di Marco, delle divertenti coreografie di Ilaria Amaldi, del disegno luci di Umile Vainieri e del suono di Manuel Terralavoro, tutti coadiuvati dalla regia poetica di Giancarlo Fares

TEATRO - Al Piccolo Eliseo di Roma, il 19 febbraio: "Per questo mi chiamo Giovanni", la storia del giudice Falcone.

Martedì 19 febbraio prossimo, al Piccolo Eliseo di Roma (ore 20, costo da 5 a 10 euro), va in scena "Per questo mi chiamo Giovanni" da un padre a un figlio la storia di Giovanni Falconeliberamente tratto dal libro di Luigi Garlando, adattamento teatrale e musiche di Mario Di Marco, diretto da Mario Di Marco e Ivan D’Angelo, scenografia di Ilaria Paccini, con la Compagnia dei ragazzi, nata due anni fa come laboratorio teatrale di studenti di seconda media. 
Lo spettacolo “per questo mi chiamo Giovanni” si ispira all'omologo libro di Luigi Garlando (Rizzoli editore, 2004) che ripercorre la vita e l’opera del magistrato Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia nel 1992. È il dialogo tra un bambino di dieci anni, Giovanni, che a scuola entra in contatto con la mentalità e la cultura mafiosa, e suo padre che, per mettere in guardia il figlio, decide di spiegargli perché ha scelto di chiamarlo proprio Giovanni. Anche il padre, aveva subito la vessazione e i ricatti della mafia ma, un giorno, decise di ribellarsi (pagandone le conseguenze) proprio in occasione della morte del magistrato avvenuta lo stesso giorno in cui viene alla luce il figlio a cui decide di dare nome Giovanni.
Nell'adattamento teatrale, gli autori, per rendere “corale” la messa in scena e dare spazio a tutti gli attori della Compagnia dei Ragazzi, immaginano i due protagonisti (Giovanni e il papà) a passeggio in vari luoghi della città di Palermo dove incontrano dei personaggi, non presenti nel libro, che aiutano il padre a raccontare al figlio la storia di Falcone. In più, rispetto al libro di Garlando, ci sono anche i riferimenti al “maxi processo” (con il sonoro delle voci di Tommaso Buscetta e altri imputati e testimoni) e a Rocco Chinnici, un altro magistrato ucciso dalla mafia, che amava andare nelle scuole a parlare di mafia. Ci sono infine delle persone comuni che non partecipano direttamente ai dialoghi ma si avvicinano e ascoltano perché, questo il messaggio degli autori, ascoltare e non smettere mai di parlarne è un modo potente di combattere la mafia, soprattutto per i giovani.

TEATRO - Al Piccolo Eliseo di Via Nazionale dal 21 febbraio: "Shakespea Re di Napoli", show intramontabile.

Al Piccolo Eliseo di Via Nazionale in Roma, dal prossimo 21 febbraio sino a domenica 3 marzo (prezzo 20 euro), andrà in scena "Shakespea Re di Napoli", composto e diretto da Ruggero Cappuccio, con Claudio Di Palma e Ciro Damiano. La straordinaria musicalità della lingua di Shakespeare viene assimilata alla grande vocazione lirica della cultura letteraria del barocco napoletano in uno show nato al Festival di Sant'Arcangelo (diretto da Leo De Berardinis) nel 1994 ottenendo prestigiosi riconoscimenti internazionali. Ancora oggi continua ad affascinare platee e generazioni diverse costituendo uno dei rarissimi esempi di lunga durata nell'ambito delle produzioni private italiane. Siamo nei primi anni del Seicento. Desiderio torna a Napoli dopo un avventuroso naufragio e riabbraccia il suo vecchio amico Zoroastro. A lui racconta di aver vissuto a lungo a Londra e di essere diventato il più grande interprete dei personaggi femminili del grande drammaturgo inglese. Zoroastro è incredulo, sospetta che Desiderio stia narrando una delle raffinate menzogne cui lo ha abituato fin da ragazzo. La sfida interiore tra i due amici va avanti tra altissima poesia e tagliente comicità, mentre il mistero si estende progressivamente sulle loro vite. Così, nella storia appaiono misteriosi fotogrammi: le sabbie, il Seicento, la peste, un quadro, un baule, l’inchiostro sbiadito dei Sonetti di Shakespeare. Una nave affondata. Un anello perduto. Desiderio e Zoroastro: due amici sorpresi nell'abbraccio di un addio e di un ritorno. L’Inghilterra. Il genio. La bellezza. Le lettere dell’eros del grande poeta di Stratford.

TENNIS - Buenos Aires, Cecchinato in finale contro Schwartzman.

Il Ceck è tornato. Non ancora al livello del Roland Garros dello scorso anno (ci arriverà mai?) ma centrare la terza finale in carriera (vinte due su due), dopo venti match sul cemento e uno solo sul rosso, è un segnale importante in chiave di continuità di risultati. Insomma, se ancora una volta ce ne fosse bisogno, Marco Cecchinato da Palermo non è una meteora, e il numero 18 in classifica (che potrebbe diventare 17, best ranking, se battesse la pulce Schwartzman capace di eliminare il favorito Thiem, 8 del mondo e defending champion) è meritatissimo. Intanto si gode la finale raggiunta a Buenos Aires sul campo intitolato a Guillermo Vilas, senza perdere ancora un set nel torneo, e lo ha fatto con estrema sicurezza, il miglior match della settimana dopo le non entusiasmanti ma vincenti performarces contro il cileno Garin, 94 del mondo, e lo spagnolo Carballes Baena, 119. Ma contro l'argentino Pella, numero 50 del mondo, nel remake della finale vinta ad Umago nel luglio 2018, il 26enne azzurro ha disputato un grande incontro per concentrazione e sicurezza (anche se ancora scambia troppo distante dalla linea di fondo campo). Così è accaduto che nei primi otto giochi c'è stato equilibrio, con Cecchinato bravissimo a salvare il suo quinto game di battuta da 15-30, realizzando 4 punti con 4 seconde di servizio. E sul 5-4, il mancino Pella ha sentito la pressione del diritto di Cecchinato e il suo rovescio in rete ha consegnato al palermitano il primo set per 6/4. Nella seconda frazione il tennista siciliano ha giocato in scioltezza, sciorinando tutto il suo vasto campionario nel terzo gioco, quando sotto di nuovo 15-30 ha tirato fuori dal cilindro la palla corta del 30 pari, il servizio ad uscire con diritto vincente del 40-30 e la volée decisiva del 3-0 (complessivo 5-0 in termini di game consecutivi vinti dall'italiano). Pella, dal canto suo, forse un po' sulle gambe dopo i massacranti tre turni precedenti vinti tutti al terzo set, ha tentato di arginare il dominio del Ceck ma non ha avuto speranza nel settimo gioco, col siciliano che si è portato 5-2 con uno schiaffo di diritto al volo. E nell'ottavo game è arrivato il secondo break dell'azzurro per un 6/2 conclusivo in 69 minuti di gioco. 

mercoledì 23 gennaio 2019

TEATRO - All'Eliseo di Roma fino al 3 febbraio con Riondino: "Il Maestro e Margherita", i mille volti dei contrari.


Fino al 3 febbraio prossimo è in scena al Teatro Eliseo di Roma (Via Nazionale) “Il Maestro e Margherita”, famoso romanzo pieno di colori potenti e assoluti, tutti febbrilmente accesi, quasi allucinanti. Un eterogeneo gruppo di attori capitanati da Michele Riondino nella parte di Woland (Francesco Bonomo Maestro/Ponzio Pilato, Federica Rosellini Margherita), dà vita alle straordinarie, magiche e perturbanti pagine di Michail Bulgakov.
La regia è di Andrea Baracco, che spiega: “Si passa in un attimo dal registro comico alla tirata tragica, dal varietà più spinto all'interrogarsi su quale sia la natura dell’uomo e dell’amore. Basso e alto convivono costantemente creando un gioco quasi funambolico, pirotecnico, in cui ci si muove sempre sulla soglia dell’impossibile, del grottesco, della miseria e del sublime. A volte si ride, a volte si piange, spesso si ride e piange nello stesso momento. Insomma, in questo romanzo, si vive, sempre”.

TEATRO - All'Eliseo di Roma il 29 gennaio prossimo: Shoah, canto recitato da non dimenticare mai.


Ha debuttato in forma di breve lettura in prima europea ad Auschwitz il 20 gennaio 2019 davanti ad una delegazione del Miur e agli studenti di alcuni Istituti scolastici italiani che, come tutti gli anni, visita l’immenso lager dove persero la vita oltre un milione di persone. Approda poi al Teatro Eliseo Shoahmartedì 29 gennaio ore 20 (atto unico 1 ora e 20’, prezzo 15 euro) un monologo, una esecuzione polifonica, un ‘canto recitato’ a più voci scritto da Giuseppe Manfridi e ispirato a Se questo è un uomo di Primo Levi. Manuele Morgese presterà la voce ai diversi personaggi, testimoni e narratori dei terribili e drammatici episodi legati alla Shoah, fondendosi, attraverso le filastrocche di nera luce, alla musica della tromba di Fabrizio Bosso e del pianoforte di Julian Oliver Mazzariello nel disegno registico di Livio Galassi. Il regista ha poi raccontato: “Tutto è stato detto, e tutto resta ancora da dire: esaurite le più atroci parole a descrivere l’orrore del più abominevole crimine che la storia ricordi, non esistono parole per comprenderne il recondito perché. Basta il cupo odio che intatto ha attraversato i secoli fino a noi, fomentato da una religione che si è impossessata del dio di Israele per reinventarlo a suo pro, perseguitando chi non si piegava alle sue manomissioni e voleva conservare integre le proprie antiche credenze, i propri miti, la propria appartenenza, la propria – pericolosa – “diversità”? Forse un fondo di nera frustrazione ha irritato e ingelosito il confronto con un popolo che sempre si è nobilmente rialzato dai reiterati soprusi, aggrappandosi fiero alla sua antica e mai rinnegata cultura. Mi chiedo, e vi chiedo – e lo chiedo soprattutto alla gretta imbecillità degli antisemiti: se togliamo alla storia del mondo - religiosa, etica, sociale, scientifica – gli ebrei Mosheh, ‘Abhrahm, Yehoshua ben Yosef, Marx, Freud, Einstein… che ne sarebbe?... E come spiegare, come giustificare il complice silenzio di tutti? Perlomeno di tutti quelli che sapevano, che intuivano, e che potevano incidere con il loro potere? Con quale inaudita impudenza si può testimoniare l’avvenuta ascesa in cielo di una madre vergine, e non la contemporanea caduta di milioni di innocenti negli abissi della umana abiezione? Anche dalla Tiburtina, da una stazione nella città del Cristo in terra, partivano i treni per lo sterminio senza che nessun anatema li arrestasse. Doloroso e difficile è stato per l’autore immergersi in questo oceano di amarezza. Come uscirne senza scrivere di fatti e di giudizi che poco o nulla aggiungono al già scritto, al già detto, al risaputo? Ma la luce della poesia è stata il faro che ha illuminato l'approdo. Una luce nera è il dolente ossimoro che si riverbera nella struggente scrittura, la quale sfiora appena i fatti e si dilata nello smarrimento esistenziale che da quei fatti scaturisce. Parole che si frantumano ai singhiozzi della mente, si disperdono e si ricongiungono a tracciare la trama di un malessere senza riscatto e senza conforto. Da quella pesante putredine sublimano, esalano leggere pur trattenendo l'atroce ricordo, evanescenti come il fumo che usciva da quei macabri camini e che, testimonianza dell'eccidio, portava lieve con sé le anime delle vittime per liberarle in un cielo senza luce e senza dei. Dolorosa e difficile l'impostazione registica. Può questa immane tragedia essere trattenuta in una struttura estetica? E quale?... Quella con meno estetismi, ho pensato. Quella che non descrive ma suggerisce: una "non scena" che disegna percorsi mentali, che imprigionano o si schiudono alla speranza; una recitazione prosciugata che non cerca compiacimenti né virtuosismi; una musica eletta che non cerca melodie; un tentativo di coinvolgerci tutti in un ineludibile senso di colpa”.

giovedì 17 gennaio 2019

CASTELGANDOLFO: INCIDENTE CON IL MOTORINO, APPELLO DELLA MAMMA PER TESTIMONI

In cerca di testimoni oculari per capire la reale dinamica di un incidente che resta ancora un mistero. E' Annesa Fontana, la mamma di Matteo, 16 anni, a chiedere l'aiuto di chi abbia eventualmente assistito a quanto capitato lo scorso 26 novembre a Castelgandolfo, tra le 16.00 e le 16.15. Matteo, in sella al suo motorino, si trovava sulla strada sp 140, in direzione del comune di Marino, quando si è improvvisamente ritrovato sull'asfalto, per cause ancora da chiarire. Il ragazzo, che fu subito trasportato privo di sensi all'ospedale di Frascati con diverse fratture, non ricorda alcunché dell'accaduto e a distanza di tempo la famiglia resta convinta, anche in seguito ai rilievi delle forze dell'ordine, che possa essere stato 'speronato' da un'automobile che poi si sia allontanata senza prestare soccorso. "A quasi due mesi dall'accaduto - spiega Annesa Fontana - non si è riusciti a fare chiarezza sull'incidente, ed è per questo che invitiamo chiunque abbia assistito al fatto a farsi avanti per raccontare quanto visto". La speranza è che l'appello non cada invano. Per ogni chiarimento e approfondimento, il cell della signora Annesa Fontana è 338-7064440

mercoledì 9 gennaio 2019

TEATRO - All'Eliseo di Roma sino al 20 gennaio: "Diario di una casalinga disperata"

Prosegue, sino al 20 gennaio, al Teatro Eliseo di Via Nazionale in Roma lo spettacolo (prezzo 7 euro, 1 ora e 30')"Diario di una casalinga disperata", liberamente ispirato al best seller Diary of a Mad Housewife di Sue Kaufman. Spiega il regista Ferdinando Ceriani: "Quante sono le mogli che cercano di assomigliare a quelle fotografie dei rotocalchi con la donna di casa che si sveglia al mattino, fresca e felice, prepara la colazione alla famiglia, scarica la sua nidiata davanti alla scuola per precipitarsi, di nuovo, a casa a passare, piena di passione, la nuova lucidatrice sull'immacolato pavimento della cucina? Milioni, forse, ma ben poche sono le donne che in quel modello possono e vogliono riconoscersi.
Tra queste la Bettina Balser di questa storia. Quarant'anni dopo la sua prima apparizione (il romanzo usci per la prima volta negli USA nel 1967), la sua voce rimane sorprendentemente aggressiva e ben più feroce, profonda, ironica e politicamente incorrect delle Desperate Housewifes o dei Diari di Bridget Jones di oggi. Sue Kaufmann ha disegnato un personaggio femminile che è diventato subito icona di un’epoca e di un movimento, quello femminista, che allora faceva i suoi primi passi e che oggi si è forse perso nelle maglie intricate del conformismo. Il successo planetario di questo “diario” ha dato vita a un genere letterario, le mad housewife novels, e diventato un film diretto da Fred Perry, pluripremiato dalla critica, e servito da spunto per saggi e studi sociali e antropologici sul rapporto uomo – donna nel XX secolo, ma soprattutto ha saputo raccogliere le insoddisfazioni, le nevrosi, le contraddizioni, le vitalità “disperate” della donna moderna divisa, talvolta dilaniata, oggi come allora, tra il ruolo affibbiatole dagli uomini di “angelo del focolare” e il desiderio di vivere con pienezza e indipendenza la propria vita.
In una messinscena che dà ampio spazio alla fantasia e al grottesco, Bettina Balser, Tina per gli amici, interpretata dall'attrice napoletana Carla Ferraro, torna a parlarci di sé, delle sue nevrosi e del suo rapporto con gli uomini, il marito, l’amante, lo psicologo, tutte facce di un unico corpo (e infatti rappresentati dallo stesso attore, Mauro Santopietro, in una girandola di virtuosismi): quello del maschio secolare che, da sempre, tenta di relegare la donna in un ruolo di secondo piano, sempre pronta, però, a soddisfare i suoi desideri sessuali: “Ehi, Tina... che ne diresti di una bella rotolatina nel fieno?”
La parola mad che abbiamo tradotto con disperata può significare, in inglese, anche arrabbiata e pazza. In questa edizione teatrale (la prima per l’Italia) ci siamo serviti anche di questi due significati per creare il personaggio di Tina Balser, convinti che, oggi, le figlie di quella generazione, anche se non sono più casalinghe disperate, possono riconoscersi ancora in questa donna che, a modo suo, si ribella all'immagine di “moglie perfetta” che la società in cui vive gli impone preferendo essere una bad wife anziché una mad wife."

INIZIATIVE - All'Elsa Morante di Santa Maria delle Mole: "Di che stella brilli?" Didattica trasversale con laboratorio a cielo aperto.

"Di che stella brilli? Con il naso all'insù nel plesso E. Morante". E' questo il titolo di un'iniziativa che ha visto coinvolte tre classi della quinta elementare del plesso "Elsa Morante" di Santa Maria delle Mole e che è nata da un'idea dell'insegnante di religione cattolica della Diocesi di Albano, Stefano Palocci. Insieme ad altri insegnanti del plesso, tra cui la coordinatrice Cesira Abruzzo, Barbara Celella, Antonietta D'Arrigo, Roberta Diamanti, Barbara Guidi, Maria Sannino e Rosario Drogo, con la collaborazione di Giovanna Pugliese e Anna Tanzi, l'Associazione Genitori della Primo Levi e gli ex alunni Yuri Renna, Diletta D'Avino e Silvia Grugnaletti dell'I.C. "Primo Levi" guidato dal Dirigente Scolastico Prof.ssa Francesca Toscano, il maestro Palocci ha stravolto un po' la didattica comune trasformando due Uda (unità di apprendimento), una scientifico-storica e l'altra tratta dal percorso di religione, in un unico iter. In occasione della notte tra il 21 e il 22 dicembre, sono stati allestiti due musei con i lavori dei ragazzi e le aule si sono trasformate in un laboratorio "a cielo aperto", con tanto di concerto notturno guidato dalla vice preside, Prof.ssa Laura Aquilani, il montaggio di un planetario di circa 15 mq illuminato da 23 costellazioni e il sistema solare, riflessioni sulla creazione e sul Natale, 10 tappe ludiche, laboratorio dei desideri, cinema notturno, cena e colazione comuni, festa del dono e video riassuntivo dell'evento. I ragazzi delle quinte A, B e C hanno dormito nei sacchi a pelo sotto un soffitto illuminato di stelle. "Insegnare è faticoso perché bisogna mettersi in gioco e non solo a parole - ha commentato il maestro Stefano Palocci - Ogni cosa che fai, seduto o davanti alla cattedra, diventa specchio per i tuoi alunni: se sorridi impareranno a sorridere, se entri arrabbiato impareranno ad essere arrabbiati, se urli insegni ad urlare, se volterai loro le spalle lo capiranno. Insomma non bisogna trattare i nostri alunni come un lavoro, ma lavorare con loro, come un motivo per rinascere ogni giorno alla promessa fatta di essere un insegnante".