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A cura di ANDREA CURTI

domenica 22 aprile 2018

CINEMA - Inaugurata l'edizione 2018 del Bif&est: Al Petruzzelli, Favino mattatore.

Non poteva avere migliore inaugurazione, l’edizione 2018 del Bif&st, con un ‘tutto esaurito’ e posti in piedi al Teatro Petruzzelli per accogliere il primo dei protagonisti delle Masterclass che si confermano come uno degli appuntamenti più attesi e seguiti della manifestazione diretta da Felice Laudadio. Una standing ovation ha quindi accolto l’arrivo sul palco di Pierfrancesco Favino, a testimonianza di una popolarità che va oltre l’ammirazione per il suo talento di attore ma segno di affetto e stima per l’uomo che ha mantenuto semplicità e sincerità nonostante la statura acquisita di star internazionale. Semplice e sincero lo è stato per tutta la durata dell’incontro condotto dal critico Fabio Ferzetti, preceduta dalla proiezione di “A.C.A.B.” di Stefano Sollima, tra i film più rappresentativi di una carriera che conta ben 76 titoli in 25 anni tra cinema, teatro e televisione, senza mai restare prigioniero di nessun cliché. La varietà dei suoi personaggi e dei film interpretati è alla base delle sue scelte fin dall’inizio, come ha spiegato rispondendo alla prima delle domande che gli ha rivolto Ferzetti: “Ho sempre pensato che il mestiere dell’attore fosse proprio questo, modellarsi rispetto a quello che si fa. Avere una faccia ‘facciosa’, d’altra parte, mi ha consentito di fare cose tanto diverse l’una dall’altra, come pure la consapevolezza di avere il privilegio di scoprire quante cose può essere un individuo nella sua complessità. Faccio l’attore fondamentalmente perché mi piace l’essere umano. Affrontare gli opposti è un altro privilegio pazzesco che mi ha offerto e continua a offrirmi questo mestiere, come quando nel giro di pochissimi mesi mi sono trovato a interpretare il poliziotto fascista di “A.C.A.B.” e l’anarchico Pinelli in “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana”. Una passione, quella per la recitazione, che accompagna Favino fin dall’infanzia: “Ho deciso che avrei recitato fin da quando avevo 6 o 7 anni, passavo le ore davanti alla Tv a guardare i vecchi film di Totò. La chiave di volta fu poi a 8 anni quando i miei genitori, entrambi appassionati di teatro, mi portarono a vedere Don Carlos di Schiller con Gabriele Lavia, fu una vera folgorazione. Dopo il Liceo, quindi, ho fatto domanda all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e per fortuna mi hanno preso, altrimenti non so cosa sarebbe stato di me a 30 anni”.
Noto per la meticolosità con cui prepara i suoi personaggi, Favino ha raccontato come ha affrontato il personaggio di “A.C.A.B.”: “Ho trascorso del tempo insieme a veri celerini, sono stato allo stadio a osservarli mentre lavoravano, ho preso dimestichezza con scudi e manganelli per poi scoprire che anch’io potrei usarli se dovessi essere aggredito. Mi era già capitato in un altro film, quando mi sono trovato con una pistola tra le mani. Ecco un altro aspetto positivo del mio lavoro: ti dà la possibilità di sollecitare i tuoi istinti e prendere consapevolezza dei rischi che questo comporta. E poi ho frequentato a lungo un vero celerino di destra per poi scoprire che a casa, insieme al busto del Duce, aveva il manifesto di Che Guevara. Questo per dire che l’essere umano non è mai una cosa sola. È anche per questo che ho accettato l’avventura del Festival di Sanremo”.
Sanremo: impossibile non citare un’esperienza che ha cambiato la percezione del pubblico nei confronti dell’attore romano, rivelandone la poliedricità oltre che la versatilità nel cinema. “Era esattamente quello che volevo, avrei dovuto fare già prima qualcosa del genere, superando la paura di ciò che il pubblico avrebbe pensato di me. Ma mi sono ricordato di come Gassman non avesse avuto timore di esibirsi a Canzonissima, di Mastroianni che ululava accanto a Mina, di Tognazzi che raccontava barzellette. Ora sono consapevole di essere diventato nazional-popolare ma è una cosa bella. Purché lo si faccia bene.”
 A proposito di eclettismo, un altro notevole talento che Favino ha talvolta manifestato è quello di imitatore. Così, per il divertimento del pubblico del Petruzzelli, si è prodotto in un’irresistibile imitazione di Marco Giallini e poi di Rocco Papaleo, insieme al quale sta per affrontare il prossimo impegno, “I moschettieri del Re” di Giovanni Veronesi - nel cast anche Valerio Mastandrea e Sergio Rubini - atteso sugli schermi per Natale. Subito dopo l’attore sarà Tommaso Buscetta nel film di Marco Bellocchio “Il traditore”: “Non vedo l’ora, ho inseguito questo ruolo per tanto tempo, mi ci sto preparando fin da quando stavo girando ‘A casa tutti bene’ con Gabriele Muccino. Sono affascinato dall’idea di interpretare un uomo che è diventato celebre senza essere nessuno e che ha vissuto cambiando faccia più volte”.
Ma quando sente veramente un personaggio, Pierfrancesco Favino? “Quando mi parla, quando ho capito come pensa. È così che riesco a far sì che l’attore non scavalchi il personaggio, non imponga al pubblico la propria personalità e superiorità. L’attore non deve mai dimostrare quanto è bravo. Non deve essere uno strumento ma un oggetto”.
L’amore per il suo mestiere ha portato Favino ad accettare la direzione di una scuola di formazione a Firenze. “Ho deciso di dirigere l’Oltrarno di Firenze a condizione che la scuola fosse gratuita, per favorire chi non avrebbe potuto permettersela e poi ho voluto che gli insegnanti provenissero da tutto il mondo, perché gli allievi potessero apprendere delle tecniche che qui non vengono insegnate. Lavorando più volte nel cinema americano ho infatti scoperto che, benché il talento di chi lo fa non sia inferiore a quello degli artisti italiani, oltreoceano ci sia molta più attenzione alla formazione e alla ricerca”.
Prima di intrattenersi a lungo con gli spettatori per gli autografi e gli immancabili selfie, Pierfrancesco Favino ha incassato i complimenti di un illustre spettatore dell’incontro: Pippo Baudo. “Sono venuto qui ad ascoltarti”, ha detto il popolare conduttore che sarà protagonista della Masterclass di domani, “perché sei bravo, colto e intelligente. Ti auguro ogni fortuna”!

venerdì 20 aprile 2018

INIZIATIVE - Il 25 aprile a Oltremare, è tempo di Australia!

Con una doppia festa, alle 12:15 e alle 15:30 di mercoledì 25 aprile a Oltremare in Riccione, il Family Experience Park di Riccione, si inaugura “Australia”: l’area novità 2018 dedicata al continente più lontano. 1200 mq a tema che ospiterà sei esemplari di wallaby, un’area scavi fossili, una dedicata alla pittura rupestre e una miniera per cercatori di pepite d’oro.
Grande attesa per l’arrivo dei Wallaby (Macropus rufogriseus). Questi marsupiali australiani della famiglia dei macropodidi (significa “grossi piedi”), con la loro altezza massima di 1 metro e 20 cm per 42 Kg di peso, sono troppo piccoli per essere definiti “canguri” ma ai loro cugini saltatori assomigliano davvero molto. Hanno robuste zampe posteriori, una sacca ventrale nella quale sviluppano i piccoli e una grande abilità nel salto. E ai loro salti sarà dedicata la grande doppia festa di Oltremare, alle 12:15 e alle 15:30, che vedrà grandi e bambini trasformarsi in canguri, con gare di corsa nei sacchi aperta a tutti i bambini animata da curiosi personaggi.
Come ogni zona di Oltremare, “Australia” è proposta in chiave interattiva per un esperienza da vivere con tutta la famiglia. Nella sezione scavi, piccoli e grandi paleontologi potranno riportare alla luce i resti del Kronosaurus, il più grande rettile marino mai esistito, i cui resti fossili vennero ritrovati sulle coste del Queensland. Sulle pareti rocciose, grandi e piccini potranno cimentarsi con il colore a piene mani seguendo il consiglio dell’autore delle pitture, l’artista bulgaro Kiril Cholakov, che consiglia di “svuotare la mente e pensare cavernicolo” per divertirsi di più.
La giornata di Oltremare non risparmierà incontri emozionanti: nella Laguna più bella d’Europa saltano e nuotano Ulisse e gli altri tursiopi, al Mulino del Gufo volano liberi aquile, falchi e poiane nel Volo dei Rapaci dove rivive l’antica arte della falconeria, in Fattoria ci sono pony e tenere e dispettose caprette, nel coloratissimo Volo dell’arcobaleno i pappagalli multicolori.  
Azione e adrenalina ad Adventure Island, area di oltre 4.000 mq con ponti sospesi, e barche attrezzate con cannoni ad acqua. Oltremare sorprende anche nei percorsi al coperto, come Pianeta Mare, Pianeta Terra e Darwin, giungla preistorica dove vedere gli alligatori. 
Benvenuti, Wallaby! E’ una festa da non perdere, come tutti gli appuntamenti del Family Experience Park di Riccione. Dagli eventi “country” alle grandi inaugurazioni, dalla possibilità di passare una notte con i delfini o serate intorno al fuoco, agli appuntamenti di maggio con “piccolo veterinario”, l’abbonamento a Oltremare permette di godersi la grande offerta di emozioni e di incontri che il parco offre per una lunghissima ed emozionante stagione 2018. Per ulteriori informazioni, www.oltremare.org.

TEATRO - All'Eliseo di Roma dal 2 al 20 maggio prossimi: "La cucina", la feroce bellezza dell'esser cuoco.

Dopo il grande successo di critica e pubblico ottenuto alla sua prima nazionale, il 18 ottobre 2016 e per le successive settimane di permanenza sul palcoscenico della Corte, lo Stabile di Genova ripropone per la stagione 2017/18, La cucina di Arnold Wesker, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Genova. Al Teatro Eliseo di Via Nazionale in Roma lo show sarà proposto dal 2 al 20 maggio prossimi in due atti di due ore complessivi (prezzi da 20 a 40 euro).
Il cast de La cucina è composto da ventiquattro attori (quasi tutti sotto i 30 anni) provenienti dalla Scuola di Recitazione dello Stabile, così come il regista Valerio Binasco, il quale, a proposito della commedia di Wesker annota: «La cucina è una commedia scritta per farvi vedere dei cuochi al lavoro e per mostravi quanto è duro e feroce il loro lavoro, eppure quanto è bello. Vedremo da vicino la violenza che nasce dalla convivenza forzata di persone straniere. Vedremo come l’Europa (ovvero il Mondo) del primo dopoguerra sia così simile al nostro tempo».
Siamo all’alba di una nuova giornata di lavoro in un grande ristorante, non nella sala da pranzo ma dietro la facciata, nelle cucine. Qui i protagonisti sono i cuochi, i camerieri, gli sguatteri, al lavoro in uno smisurato labirinto di fornelli, pentole, padelle e utensili. È qui, nell’attività frenetica, nel ritmo febbrile, fra litigi, pregiudizi ed equilibri difficili, che s’intrecciano le storie, le frustrazioni, le passioni, le gelosie del personale multietnico al lavoro. La cucina è il mondo intero, con i suoi tempi, le sue regole ed il suo cinico pragmatismo in cui tutti noi proviamo a sopravvivere. Per prepararci – prosegue Binasco - sia io che gli attori ci siamo intrufolati nelle cucine di alcuni grandi ristoranti, un mondo a parte che è stato straordinaria fonte di ispirazione. Wesker rappresenta la cucina come un mondo disumanizzante, perché il suo primo obiettivo era la denuncia sociale sulle condizioni di lavoro. Per lui, che voleva affermarsi come ‘poeta del popolo’, la cucina è un brutto posto, è la metafora della fabbrica. Io, invece, penso che non sia un brutto posto e che le persone che lavorano lì rappresentino - come in una miniatura - l’intera umanità. Per me la cucina è una metafora della vita sociale, ma è anche un posto dove si può vedere qualcosa di bello: il lavoro di squadra, l’impossibile insieme di uomini che lavorano in équipe… è un luogo di notevole bellezza. Involontaria, certo, ma pur sempre bellezza. Il nostro compito è quello di catturarla e per me il Teatro contiene di per sé un messaggio di pace, sempre.
Il londinese Arnold Wesker, scomparso nel 2016 all’età di 84 anni, è stato uno dei protagonisti del teatro inglese del secondo ‘900 ed uno degli autori più prolifici, tanto da riuscire a creare quarantaquattro testi per la scena in cinquant’anni di attività. Rappresentata per la prima volta nel 1957, quando il suo autore aveva solo venticinque anni, La cucina resta a tutt’oggi, la sua commedia più rappresentata.

TENNIS - Fed Cup, a Genova Italia-Belgio: Sulle spalle della Errani il peso della risalita in A.


Saranno Jasmine Paolini ed Elise Mertens ad aprire domani alle ore 13.30 (diretta in chiaro su SuperTennis canale 64), sulla terra rossa di Valletta Cambiaso a Genova, la sfida di Fed Cup tra Italia e Belgio, valida per l’accesso al tabellone principale del World Group femminile 2019. Il match pare dall’esito scontato, visto il divario tra la Paolini (n.145) e la lanciatissima Mertens (17). Divario che si evince dalle posizioni in classifica delle rispettive giocatrice (si pensi che l’ultima belga, la Bonaventure, n.133, sarebbe la numero 2 d’Italia) e che però si spera possa essere colmato dalla voglia di giocare per il proprio Paese, come accade per esempio a Sara Errani (n.94) che incontrerà nel secondo singolare la belga Alison Van Uytvanck (50) e da cui ci si aspetta il punto. Domenica, a partire dalle ore 12, lo scontro diretto tra le due numero uno delle rispettive Nazionali, Errani e Mertens e, a seguire quella tra le due numero due, Paolini e Van Uytvanck: in chiusura, qualora si fosse sul 2-2, il doppio tra la coppia azzurra Chiesa-Pieri e quella belga Flipkens-Mertens. Facciamo francamente ancora fatica a capire come mai non si riesca ad appianare la querelle tra la Giorgi, che sarebbe la numero 1 d’Italia, e la Federazione: in questa particolare partita non ci sono vincitori ma solo vinti.


martedì 10 aprile 2018

TEATRO - Al Vittoria di Testaccio l'istrione Solenghi dal 17 al 22 aprile: “Mittente: Wolfgang Amadé Mozart”, tra risate e virtuosismi.


Il Teatro Vittoria di Testaccio in Roma ospita, dal 17 al 22 aprile 2018 prossimi, “Mittente: Wolfgang Amadé Mozart”, con il grande Tullio Solenghi e Trio d'archi di Firenze Patrizia Bettotti – violino, Pierpaolo Ricci – viola e Lucio Labella Danzi – violoncello. Grazie all'accostamento di alcune lettere, scelte all'interno del suo sterminato carteggio, con uno dei suoi ultimi capolavori cameristici (il divertimento per trio d’archi KV563, scritto al termine della sua vita in cui sembrano convergere e sublimarsi tutte le precedenti esperienze compositive), si traccia un ritratto umanissimo e sorprendente di Wolfgang Amadeus Mozart, ripercorrendo le fasi della sua esistenza di cui si scoprono le relazioni affettive e i temi a lui più cari toccando diversi registri espressivi, dal burlesco all’ironico, dal grottesco al tragico.
L’eclettico Tullio Solenghi, con la sua sapiente ironia e prorompente personalità, si unirà all'esecuzione del Divertimento dando vita ad un connubio meraviglioso ed intenso, in un alternarsi di ironie, emozioni, facezie e arguzie.
Mozart K563. Un capolavoro assoluto per ricchezza dell'invenzione armonica e contrappuntistica e per varietà espressiva del gioco tematico, pieno di sentimenti e stati d'animo. Sofisticato e raffinato, un equilibrio perfetto tra la scrittura 'dotta' e la freschezza popolare, fuse in un unico elemento. Straripante bellezza fatta di virtuosismi, gioco di imitazioni tra le parti, sentimenti meditativi- spirituali, temi contadini, lo stile del carillon e la finezza del ricamo strumentale.
Una contagiosa energia vitale che garantisce un coinvolgimento emotivo e sensoriale senza pari. Prezzi dei biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita).

domenica 8 aprile 2018

TENNIS - Coppa Davis, Italia-Francia 1-3: Fognini stanco e sciupone, addio semifinale.

Perdere il doppio (anche malamente) è stato fondamentale per l'Italtennis per lasciar passare la Francia in semifinale. Nel singolare decisivo dei quarti di finale di Coppa Davis, Fabio Fognini (n.1 d'Italia e 20 del mondo) è andato incontro ai soliti alti e bassi uscendo sconfitto in quattro set dal numero 1 francese (e 11 del mondo) Pouille. La contesa si era messa bene per l'azzurro: rapido 6/2 e francese in apparente difficoltà. Nella seconda frazione Fognini non sfrutta due palle break nel terzo gioco e ciò permette al francese di rientrare in partita: Pouille così pareggia il conto dei set con un eloquente 6/1. Si va al terzo e qui si consuma lo psicodramma dell'azzurro. Avanti 3-0, Fognini si fa recuperare 3 pari; il ligure però riparte e si trova 5-3 e servizio. Nel decimo game poi l'apoteosi dello sciupo: Fognini ha tre set point e se nei primi due Pouille serve bene, nel terzo l'azzurro butta malamente fuori un diritto non impossibile e vanifica il vantaggio. Ma le emozioni non finiscono. Per approdare al tie-break Fognini annulla una palla-break al francese e poi dà vita alla sagra dell'errore, di diritto e di rovescio, e a godere è solo il francese che porta a casa un set insperato. Nella quarta e conclusiva frazione, il transalpino è scappato 3-0, parzialmente Fognini ha accordiato sino al 3-4 ma poi Pouille non ha dato scampo all'azzurro regalando la semifinale ai francesi col classico 6/3. Onesto alla fine capitan Barazzutti: "Fabio (Fognini, ndr) ha giocato a tratti molto bene, però è mancata continuità nel rendimento del suo gioco e nella gestione dell’incontroLa chiave del match è stato il finale di terzo set, che non ci ha girato benissimo, con tre set point mancati. E’ vero che in certi momenti Fabio è andato di fretta, però ha lottato, anche se stanco, ha giocato con tutto quello che aveva. Forse se andavamo avanti due set a uno la partita sarebbe stata diversa". Poi una speranza per il futuro: "Speriamo che ci siano dei giovani che vengano ad aiutare la generazione di giocatori che in questi anni hanno tenuto sempre l’Italia tra le migliori otto nazionali del mondo sono solo". Berrettini, Moroni, Sonego, Caruana, Napolitano ed altri ragazzi: speriamo crescano in fretta.

sabato 7 aprile 2018

TENNIS - Coppa Davis, Italia-Francia 1-2: Bolelli e Fognini annientati dai francesi.

Si allontana il sogno della semifinale di Coppa Davis per l'Italia: il doppio Fognini-Bolelli è stato letteralmente annientato in tre set secchi (solo otto giochi raccolti per una durata di un'ora e 54' di gioco) dalla coppia francese Herbert-Mahut, apparsa sul rosso di Valletta Cambiaso di ben altra consistenza. Gli azzurri hanno praticamente lottato solo nel primo quando è stato fatale il break su Bolelli nel nono game, aperto da un incredibile smash sbagliato da Fognini, seguito da due doppi falli di Bolelli e chiuso da un perfetto diritto incrociato di Herbert sempre su Fognini. Poi è stato un monologo dei transalpini che hanno inanellato sei giochi consecutivi (6/4 4-0), con Fognini e Bolelli incapaci di difendersi se non con pallonetti senza pretese. I francesi mollano un po' la presa e concedono due break agli azzurri (entrambi con doppio fallo finale) ma Bolelli e Fognini non ne approfittano, non è proprio giornata, non trovano i colpi vincenti e Mahut, con una demi-voleè vincente, spiazza Fognini e chiude 6/3 il secondo set. Scivola via anche il terzo set, gli azzurri sono talmente scoraggiati da non lottare, da non cercare soluzioni alternative ai soli lob "telefonati"; così la Francia si è trovata avanti 4-0 e ha portato a casa la contesa con un eloquente 6/1, complice l'ennesima voleè in rete di un poco reattivo Fognini. Onesto il cittì Barazzutti a fine gara: "I nostri mai in partita, non hanno giocato bene contro una delle coppie più forti del mondo. Ma non è finita, domani ci sono due singolari, i francesi devono prendere un altro punto per andare in semifinale e noi siamo pronti". Già, domani il primo a scendere in campo alle 11 (diretta in chiaro su Supertennis, canale 64) saranno i due numeri 1, ovvero Fognini contro Pouille, poi (se Fognini farà il miracolo) sul 2 pari l'ultimo singolare. Si parla di un ballottaggio tra Seppi e Lorenzi nella squadra azzurra e tra Chardy e Mannarino in casa francese. Comunque sia, le possibilità dell'Italia di approdare alla semifinale sono ridotte al lumicino.

venerdì 6 aprile 2018

TEATRO - Al Piccolo Eliseo di Roma, dal 13 al 30 aprile prossimi: Chi ha ucciso Sarah? Mistero napoletano anni '90.

Al Piccolo Eliseo di Roma, dal 13 al 30 aprile prossimi, andrà in scena "Chi ha ucciso Sarah"?, di Andrej Longo con Massimo Andrei e per la regia di Pierpaolo Sepe (durata un'ora, prezzo 7 euro). Nella Napoli bene degli anni Novanta, in un palazzo di Via Posillipo, la calura estiva agostana porta un delitto di una ragazza apparentemente senza colpevoli..
Acanfora è un giovane poliziotto che indaga e che scopre una realtà corrotta dalla paura, dall’egoismo, dall’indifferenza e una soluzione inaspettata, aldilà di ogni ragionevole giustificazione.
Attraverso il suo racconto, che il tempo ha trasformato in ossessiva testimonianza, vengono evocati i personaggi di questa storia, dalla madre apprensiva del poliziotto, al Commissario Sant’Agata segnato da un drammatico passato, agli ambigui testimoni del palazzo che svelano il mondo circostante spogliandolo da ogni indulgenza. Gli anni sono passati per il giovane Acanfora, ma non hanno cancellato del tutto la sua umanità, che affiora ripetutamente, a volte ingenua, ironica, divertente fino alle lacrime, ma che alla fine ci riporta ai valori fondamentali della vita e dell’etica.  
Liberamente ispirato a una storia vera accaduta a Napoli negli anni ‘90, il testo è stato selezionato per la rassegna del 1997 di Montecastello di Vibio, destinata ai monodrammi. È stata quella l’unica occasione in cui è stato messo in scena, sempre con Massimo Andrei e con la regia di Pierpaolo Sepe, risultando poi vincitore della rassegna stessa. Una persona onesta – aggiunge Pierpaolo Sepe – a contatto con una realtà dura e inevitabile, si trova di fronte a due scelte: accettarla e affrontarla con le stesse armi che quella realtà le offre, cioè la disillusione e la prepotenza; oppure sottrarsi al confronto e chiudersi in un’ostinata solitudine ed emarginazione. Integrarsi, essere parte, non può e non deve significare diventare l’oggetto del disprezzo del bambino che tutti siamo stati. 
Spiega Massimo Andrei: Gran parte del mio lavoro di attore si basa sul raccontare storie, mi occupo di fiabe antiche, “cunti” di tradizione e narrazione in genere, pertanto ‘Chi ha ucciso Sarah’ rientra in un percorso a me consono, visto che di un racconto si tratta. C’è il giallo, c’è il divertimento, c’è il mistero e, come nelle fiabe classiche, c’è anche la morale finale... ma non è espressa. È una riflessione che lo spettatore può fare da solo, se vuole. Ecco... il messaggio insito, non è narrato verbalmente..., ma affiora.
Da questa storia teatrale Andrej Longo ha tratto anche un romanzo dall’omonimo titolo, pubblicato da Adelphi nel 2009. Spesso – dichiara – si è testimoni di avvenimenti che in apparenza sono semplici o banali ma se si avesse la pazienza di soffermare lo sguardo un po’ più a lungo su quegli avvenimenti, si scoprirebbe con stupore che essi sono l’essenza stessa della vita". 

TENNIS - Coppa Davis, quarti di finale: Fognini tiene a galla la barca azzurra.

Dopo la prima giornata di Coppa Davis a Genova, Italia e Francia (quest'ultima detiene il titolo) si trovano sul risultato di parità in virtù del successo del francese Pouille su Seppi e dell'affermazione di Fognini su Chardy. Il primo ad entrare in campo è stato Andreas Seppi, sconfitto in cinque set dopo due ore e 50' dal numero uno francese e 11 del mondo, Pouille. Sembrava potesse finire prima la contesa per il francese, tanta la differenza in campo, testimoniata dai 5 giochi raccolti dall'azzurro in due set (6/3 6/2) e il 2-0 nel terzo sempre per il transalpino. Poi all'improvviso si è acceso Seppi e si è spento Pouille, il match è girato in favore dell'azzurro che ottiene la prima palla break dopo 80' di gioco e capovolge il punteggio salendo 3-2 e breakkando di nuovo il francese al decimo gioco. Il tutto è 6/4 Seppi, ancora vivo, ancora nel match. L'azzurro prende fiducia e, sulle ali dell'entusiasmo, non sbaglia nulla (al contrario di Pouille); break a zero nel secondo game, poi è tutta discesa sino al 6/3 che porta l'italiano al quinto. Dove la partita cambia di nuovo. Forse i dieci anni di differenza, forse il fatto che l'azzurro era lontano dai campi da un mese e mezzo causa una infiltrazione all'anca, sta di fatto che nel quarto game Seppi si fa breakkare dal francese nonostante fosse avanti 40-15 e la rincorsa viene vanificata in un attimo. "Giocavo come fossi sul veloce", ha dichiarato alla fine Seppi, "poi nel quinto ho perso il servizio, lui si è fatto più aggressivo e io non ero pronto. E' finito tutto troppo in fretta", è il laconico commento del tennista azzurro. Per un'ora Seppi ha sfoderato sicuramente un buon tennis ma per la Coppa Davis, a certi livelli, non può bastare; l'azzardo, da parte di Capitan Barazzutti, di metterlo in campo malgrado quella di oggi sia stata la sua prima partita dopo quasi due mesi di inattività, può costare caro all'Italia. Per fortuna che Fognini in Davis sa esaltarsi e togliere le castagne dal fuoco. Il ligure, praticamente in casa, ha spezzato la resistenza dell'acerrimo nemico Chardy dopo oltre tre ore e mezza di lotta, quest'ultimo imbattuto in Davis e capace di estromettere (non senza polemiche) al primo turno di Indian Wells proprio Fognini, che era avanti un set e due break nel secondo. La cronaca del match è condita di saliscendi. Chardy sale 5-2 nel primo ma Fognini rimonta per cedere un tie-break tiratissimo (8 punti a 6 per il francese). Francese che si prende subito un break in apertura di secondo set, con il Fogna che richiede un medical time out, con trattamento alla gamba sinistra sotto il ginocchio. Sembra una mezza resa. Macchè. L'azzurro reagisce alla grande e infila sei giochi consecutivi per il 6/2 che pareggia il conto dei set. Stessa situazione ad inizio di terzo, con Chardy che è avanti 2-1 e servizio, ma Fognini inanella cinque giochi consecutivi per il secondo 6/2 consecutivo. Nella quarta frazione Fognini scappa 3-0, fallisce il 4-0 e il 4-1, così lo spilungone francese risale la china ma è un fuoco di paglia perchè l'azzurro è determinato nel chiudere la contesa e salvare la Patria, portando il punto dell'1-1. E domani il doppio ore 14, diretta in chiaro su Supertennis (canale 64 del digitale terrestre): Fognini e Bolelli contro i fortissimi Herbert e Mahut. L'Italia è in ballo e ballerà sino alla fine. Le porte della semifinale sono lì vicino, il punto del doppio è fondamentale.

giovedì 5 aprile 2018

TENNIS - Coppa Davis, da domani Italia-Francia a Genova: Fognini contro tutti, obiettivo semifinale.


Ci eravamo lasciati così nel 1996, con Capitan Panatta che a Nantes scuoteva la sedia dell’arbitro all’ennesima chiamata casalinga dello stesso, in favore di Boetch contro Gaudenzi. Doveva vincere la Francia, si capì allora, e così successe, malgrado il 2-0 dell’Italia dopo la prima giornata. E oggi l’equilibrio in campo (sul rosso di Valletta Cambiaso, Genova, diretta in chiaro su Supertennis dalle 11.30) sarà lo stesso, come testimonia lo score di 5-5 nei confronti diretti. Capitan Noah, quello delle treccine icona anni 80, può anche decidere di non schierare Tsonga, Gasquet e Monfils, tanto ha sempre Pouille (n.11 del mondo),  Mannarino (n.25) e Chardy (n.80) come singolaristi, e Herbert (n.79) e Mahut (n.112) per il doppio. Da parte sua, Barazzutti conta sull’eroe di Davis, Fabio Fognini, cresciuto mentalmente e in classifica, tanto da rientrare nei primi 20, e sul doppio collaudato Fognini-Bolelli; l’incognita è il secondo singolarista azzurro, nel senso che il cittì friulano ha optato per l’esperto Seppi (n.62 del mondo) benchè una terra rossa pesante non sia la sua superficie preferita. E sarà proprio Seppi contro Pouille ad aprire la contesa, e a seguire Fognini se la vedrà con quel giocatore strano di Chardy, in grado di fare grandi partite come di perdere malamente contro avversari inferiori. Di sicuro, nella scelta di Noah, è pesato il precedente vincente di Indian Wells, con Chardy sotto di un set e un break e capace di rimontare proprio Fognini a suon di bombe di servizio e diritto. Sarà un match aperto, dunque, ma i francesi sembrano leggermente favoriti. Ci si gioca la semifinale di Coppa Davis, e non è poco.