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A cura di ANDREA CURTI

sabato 3 febbraio 2018

TENNIS - Coppa Davis, Giappone-Italia 1-2: Bolelli e Fognini, prova di gran classe.

Il doppio Bolelli-Fognini finalmente porta il punto del soffertissimo 2-1 sui mai domi giapponesi sul cemento velocissimo di Morioka e i quarti di Coppa Davis si avvicinano. Ma è stato un match assai duro per gli azzurri che hanno dovuto impiegare oltre tre ore e mezza per piegare i nipponici Uchiyama e Mclachan. Il match si è deciso complessivamente su pochi punti. Il primo brivido è passato sulla schiena degli azzurri quando Fognini, sul suo servizio nel settimo gioco, ha annullato una palla-break grazie ad una sua demi-volée vincente. Scampato pericolo, gli azzurri sono riusciti a capitalizzare  l’unica chance concessa nel dodicesimo game con Uchiyama al servizio, confezionata da una voleè vincente di Fognini in seguito ad una grande risposta di diritto di Bolelli: 7/5 Italia e racchette al centro. Nel secondo set.però la reazioni dei padroni di casa non si faceva attendere e Fognini veniva breakkato nel terzo gioco complice anche l'interpretazione diabolica del giudice di sedia che dava il "palla disturbata" e punto (e quindi game) ai nipponici in seguito ad un alèee” forse ingenuo dell'azzurro prima che l'avversario colpisse la palla. A Fognini insomma gli arbitri, visti i precedenti, non perdonano nulla. Sul 5-4 e servizio Mclachan  però gli azzurri avevano un sussulto e riuscivano a pareggiare e portare i padroni di casa al tie-break dove però Bolelli commetteva un brutto doppio fallo sul 4 pari, forse decisivo ai fini del set. Uno pari, quindi, e tutto da rifare. Nella terza frazione si va lisci sino all'undicesimo game, ovvero 6-5 Giappone e battuta Bolelli: i nipponici hanno due set-point pericolosi ma Fognini è bravo nel gioco di volo, salva la baracca e corre al bagno. C'è un bisogno impellente anche di terzo set e nel tie-break, dopo un vantaggio di 2-0, si ritrovano sotto 3-2, complice anche una voleè non chiusa da Bolelli nel terzo punto. Ma gli azzurri sono vigili, attenti, concentrati e negli ultimi due punti tirano fuori la creme della creme; Bolelli una straordinaria risposta di rovescio, Fognini una spettacolare demi-voleè. Azzurri avanti due set ad uno ma i giapponesi non mollano mai, tanto che recuperano lo svantaggio sul loro servizio nel terzo game (15-30) e nel decimo (0-30); d'altro canto gli azzurri sono bravi ad annullare loro una pericolosa palla break con un magico dritto di controbalzo di Bolelli, forse il migliore in campo. Al dodicesimo game però la resa dei giapponesi, con Bolelli che chiude la contesa col rovescio lungolinea, il colpo del giorno. E domani, nella mattina italiana (ore 4, diretta in chiaro su Supertennis), la resa dei conti: prima Fognini contro Sugita, il match point, partita da non sbagliare, poi (speriamo a punteggio acquisito) Seppi contro Daniel. Non è finita, perché i nipponici sono duri a morire, ma il vantaggio azzurro ora è notevole.

venerdì 2 febbraio 2018

TEATRO - Al Piccolo Eliseo di Roma dal 5 febbraio: "La scienza e noi", informarsi per un futuro migliore.

Dopo il grandissimo successo nella passata stagione, il Piccolo Eliseo di Via Nazionale in Roma ospita un nuovo ciclo di incontri La scienza e noi, invitando sei relatori di grande rilievo nazionale e internazionale a raccontare le ricerche all’avanguardia e come queste trasformeranno il quotidiano di ognuno di noi. Con il linguaggio del teatro, non delle aule universitarie, e con la volontà di trasmettere al pubblico l’emozione e la bellezza della scienza. Presentati e intervistati da Viviana Kasam, giornalista e presidente di BrainCircleitalia, i relatori apriranno scenari da fantascienza, in cui si parlerà di nuove tecnologie per coltivare il mare, di epigenetica ed evoluzionismo, di big data e intelligenza artificiale per combattere terrorismo e fare previsioni economiche, di rigenerazione del cervello, di simulazioni e dei materiali del futuro, di che cos’è la coscienza e se si può stimolarla.
Al termine degli incontri verrà dato spazio alle domande e alle curiosità del pubblico (ingresso libero fino ad esaurimento posti). Di seguito il programma.
Lunedì 5 febbraio ore 20.00
COLTIVARE IL MARE PER SALVARLO?
Maurizio Ribera D’Acalà, dirigente di ricerca alla Stazione Zoologica e docente del corso di Oceanografia Fisica e Chimica all’Università Federico II di Napoli. Oggi si occupa principalmente di studiare l’evoluzione del plancton. Introduce il dibattito Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo.
Nei confronti del mare, l’uomo è ancora allo stadio di cacciatore-raccoglitore, e lo ha depredato con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Le nuove tecnologie, dalla robotica alla biologia molecolare, aprono nuove, enormi opportunità di esplorazione e anche di sfruttamento delle risorse marine, ma sollevano nuove responsabilità e richiedono un cambiamento culturale radicale, che ci trasformi in ‘coltivatori’ del mare. Questa è la sfida della “Blue growth”: promuovere un uso sostenibile delle risorse marine, sfruttando positivamente le opportunità offerte dall’ecosistema che copre il 70% della superficie terrestre.
Lunedì 19 febbraio ore 20.00
BIG DATA PER LA SICUREZZA E L’ECONOMIA - A CHE PREZZO?
Luciano Pietronero, Professore di Fisica presso il CNR e l’Università La Sapienza di Roma;
Michele Colajanni, Professore di Sicurezza Informatica presso il dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Big Data e Intelligenza Artificiale da un lato inquietano e ci fanno temere il Grande Fratello, dall’altro possono essere utilizzati per migliorare la nostra vita. La lotta al crimine, al terrorismo, alle devastazioni sociali causate da errate previsioni economiche, può oggi avvalersi dell’acquisizione di enormi quantità di dati e della tempestiva analisi condotta con computer sempre più potenti. Le nuove teorie basate sulla Economic Complexity, sviluppate dal prof. Pietronero e il suo team, in collaborazione con la World Bank, portano a un nuovo approccio scientifico alla predittività dello sviluppo economico. Gli algoritmi di machine learning e deep learning applicati ai Big Data sono alla base delle più innovative soluzioni di sicurezza proposte dal prof. Colajanni. Le macchine sono migliori di noi in alcune funzioni, e noi migliori di loro in altre. Le organizzazioni vincenti saranno quelle che sapranno combinare la forza delle macchine con l'intelligenza dell’uomo.
Lunedì 5 marzo ore ore 20.00
SI PUÒ RIGENERARE IL CERVELLO?
Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di Neurologia e dell’Istituto di Neurologia Sperimentale presso l’Istituto San Raffaele di Milano, è considerato uno dei massimi esperti al mondo di Sclerosi Multipla.
Studi recenti contraddicono la convinzione che i neuroni con l’età muoiono e nulla si può fare per rallentare tale processo: la presenza di cellule staminali neurali in alcune zone del cervello consente di rimpiazzare i neuroni morti con neuroni nuovi di zecca, un meccanismo rigenerativo fondamentale per la memoria. Inoltre, la rigenerazione dei neuroni e la riorganizzazione delle connessioni interneuronali, rendono il nostro cervello estremamente plastico. Nuove conoscenze che vengono già utilizzate negli interventi riabilitativi, nel potenziamento della plasticità nervosa mediante farmaci e con stimolazioni elettriche e magnetiche.
Lunedì 19 marzo ore 20.00
EPIGENETICA: L’ODISSEA DEL GENOMA
Valerio Orlando
La ricerca epigenetica è oggi riconosciuta come la nuova frontiera della Biologia del Genoma. Al contrario della sequenza del DNA, l’epigenoma, ovvero quei componenti regolativi che sono strettamente associati al DNA, viene modificato nello spazio e nel tempo durante il viaggio che l’organismo compie nel corso della vita. Tali avanzamenti nella conoscenza fondamentale hanno riportato al dibattito sull’evoluzionismo tra Darwin e Lamarck, ma soprattutto ci pongono nuove fondamentali domande per la comprensione delle basi molecolari della vita, sia nel benessere che nella malattia, e sul tema dell’ereditarietà.
Lunedì 16 aprile ore 20.00
IL MISTERO DELLA COSCIENZA: TECNOLOGIA E FUTURO
Martin Monti, Professore all'Università della California di Los Angeles dove dirige il MontiLab, laboratorio di ricerca focalizzato sulle interazioni tra linguaggio e pensiero e sugli effetti che gli stati di coma e vegetativo hanno su coscienza e cognizione.
Che cos’è la coscienza? Perché a volte la perdiamo? Come si fa a capire se chi non riesce a comunicare è in qualche modo cosciente? Si può riaccendere la coscienza? Lo stato vegetativo è una condizione in cui, dopo una grave lesione cerebrale, i pazienti sono svegli ma non consapevoli: è una delle condizioni più difficili e meno comprese del cervello umano. Esplorare questi studi rappresenta un viaggio nel centro dell’identità attraverso le più avanzate apparecchiature tecnologiche, per rispondere ad alcuni dei misteri più affascinanti che riguardano l’essenza degli esseri umani e per comprendere se le persone in coma siano in grado di percepire stimoli esterni e possano essere risvegliate.
Lunedì 7 maggio ore 20.00
NUOVI MATERIALI PER RIPENSARE IL MONDO
Nicola Marzari, dirige il Centro di scoperta dei nuovi materiali presso l’EPFL di Losanna e si occupa di simulazioni quantistiche, cioè di risolvere con supercalcolatori le equazioni che consentono di capire il funzionamento di nuovi materiali o inventarne altri, senza dover mai fare un esperimento.
Le età della civiltà umana hanno preso spesso il nome dei materiali che le hanno definite - pietra, bronzo, ferro - e forse dovremo aggiungere petrolio, silicio, uranio: materiali che ci salvano e che ci uccidono. Che cosa serve ora per sopravvivere, per vivere, e per vivere meglio? Come possiamo tenere assieme un pianeta intossicato che si avvia verso i dieci miliardi di abitanti? Come facciamo a scoprire, inventare, e trarre beneficio dai nuovi materiali di cui abbiamo bisogno, comprendendo e prevedendo “in vitro” gli effetti, anche negativi, che possono avere?
LIVE STREAMING sarà disponibile per ogni evento sul profilo Facebook BrainForum  o sul sito www.braincircleitalia.it.

RUGBY - Domenica all'Olimpico (ore 16) parte il Six Nations degli azzurri: Italia-Inghilterra, match quasi impossibile.

Per la sfida della prima giornata del Sei Nazioni di domenica con l’Inghilterra all’Olimpico (ore 16), il c.t. azzurro Conor O’Shea vara una formazione con diverse sorprese e molte novità rispetto ai test di novembre. Innanzitutto dopo 2 anni di assenza per una lunga serie di infortuni, Alessandro Zanni torna a vestire la maglia della Nazionale di rugby, festeggiando peraltro il suo centesimo gettone in azzurro (il settimo italiano nella storia). Con Zanni schierato in seconda linea, la rivoluzione di O'Shea si completa in terza linea dove, ai lati del capitano Sergio Parisse, agiranno Sebastian Negri (al terzo cap, al primo nel Sei Nazioni) e Renato Giammarioli (seconda presenza); l’estremo poi sarà Matteo Minozzi (4 caps), alla prima prima presenza da titolare, mentre viene confermata la coppia di centri composta da Tommaso Castello e Tommaso Boni. Il tecnico irlandese inoltre ripropone dall'inizio la ritrovata apertura Tommaso Allan, uno dei migliori giovani azzurri, che va a fare reparto in mediana col confermato n.9 Marcello Violi (in panchina i trequarti saranno quindi Edoardo Gori, Carlo Canna e Jayden Hayward). Confermate anche le ali Mattia Bellini e Tommaso Benvenuti. Nelle prime due giornate l’Italia affronterà Inghilterra e Irlanda, le due principali favorite per la vittoria finale. Chiosa O'Shea: "Abbiamo più profondità in reparti come terza linea e apertura, stiamo molto meglio rispetto ad un anno fa, ma Il focus è sulle nostre prestazioni. Noi vogliamo rendere i tifosi orgogliosi". Battere gli inglese appare proibitivo:per i sudditi di Sua maestà nove vittorie su dieci negli ultimi due anni, con la sola sconfitta nell'ultima ininfluente giornata del 2017 in casa dell'Irlanda. L'Inghilterra si presenta ai blocchi di partenza del Sei Nazioni con tutte le carte in regola per puntare al tris: un'impresa che non si registra dalla serie 1986-88 della Francia (che però vinse due delle tre edizioni pari merito prima con Scozia e poi con Irlanda). In ogni caso l'Inghilterra in questo momento è una delle squadre che sta pagando un conto più salato in termine di infortuni specialmente in terza linea, dove senza Billy Vunipola, Nathan Hughes e Tom Curry, con James Haskell che salterà le prime due per squalifica; in ogni caso il cittì Jones ha recuperato Chris Robshaw e rilancia il centro Ben Te’o, assente dalla nazionale da un anno, il quale ha trascorso sei settimane a Brisbane, in Australia, per farsi trovare pronto dopo l'infortunio alla caviglia. Ci tiene da matti a giocare. Gli inglesi il rugby ce l'hanno nel sangue.

TENNIS - Coppa Davis, Giappone-Italia 1-1: Harakiri Seppi, Fognini salva gli azzurri.

Dieci set giocati, ossia due singolari entrambi al quinto set per quasi otto ore di tennis: chi se l'aspettava? La prima giornata del primo turno di Coppa Davis, sul cemento indoor di Morioka, vede gli azzurri di Capitan Barazzutti sull'1-1 contro i giapponesi (orfani del quotato Nishikori) in virtù del successo di Fabio Fognini, n.22 del mondo, contro il n.100 Daniel e della sconfitta di Andreas Seppi (78) contro Sugita (41). Ma andiamo per ordine. Nella notte italiana (ore 4) era Fognini ad aprire le danze. Un tranquillo 6/4 in suo favore prima di cedere il secondo 3/6, poi però nel terzo il ligure saliva 4-2. Si può stare tranquilli con Fognini? Macchè. L'azzurro spariva dal match e si faceva recuperare e sorpassare da un Daniel comunque bravo a credere nelle sue chances di vittoria. Sotto di due set ad uno, però, Fognini (come contro l'argentino Pella l'anno scorso) capiva che era meglio portare a casa il match senza strafare e lasciava la miseria di cinque giochi al suo avversario, lentamente spentosi con il dilungarsi della partita. "Ho giocato male lo so", ha onestamente confessato Fognini a fine incontro, "il servizio ha funzionato poco (12 doppi falli,ndr) ma vincere anche quando i colpi non entrano è buon segno. Era importante andare sull'1-0 anche per dare tranquilità a Seppi". Già, Seppi. Forse è entrato in campo troppo tranquillo, troppo sicuro di sè. Il suo match contro Sugita è stato ancor più altalentante rispetto a quello di Fognini. Primo set: il bolzanino, molto solido all'inizio, si è trovato 4-2 ma nel settimo gioco, un doppio fallo (saranno 10 in tutto) e un rovescio diagonale in corridoio segnavano il controbreak al nipponico. Quest'ultimo però cedeva il servizio nel decimo game causa pacchiani errori da fondo campo, e così Seppi portava a casa il primo set 6/4. Nel secondo però il giappponese saliva di livello breakkando Seppi al terzo game: 3-1 prima, 4-2 poi, ma Seppi non capitalizza una delle tre palle break, e così da un set che si stava per riaprire per l'azzurro si passava al 6/2 per Sugita. Nella terza frazione ancora Seppi sciupava tre palle del 3-1 subendo due break e permettendo al nipponico di chiudere 6/4 con un facile dritto a seguito di pallacorta telefonata dell'azzurro. Sotto due set a uno, come Fognini, si sperava in un ribaltamento della contesa. E parzialmente c'è stato perchè Seppi ha tenuto tutti i servizi nel quarto set ed ha approfittato di due errori fatali a Sugita per pareggiare il conto dei set. Però in apertura di quinto e decisivo set, l'italiano ha perso subito la battuta e il giapponese si è trovato 4-2 con due palle del 5-2. Sembrava finita per Seppi ma non lo era perchè il bolzanino si issava 4 pari e, sul 6-5 servizio Sugita, aveva anche un match point, maldestramente sciupato con un dritto seppellito in rete. Si arrivava quindi al tie-break finale, risolutivo, e qui veniva fuori tutta la stanchezza di un Seppi che ha inseguito sempre il suo avversario. Il rovescio fuori di due metri dell'azzurro dava il punto dell'1-1 al Giappone. E domani, cioè alle 5 ore italiane, il doppio. Non c'è da scherzare ma l'interrogativo è d'obbligo: dobbiamo aver paura di Ben Mclachlan, specialista del doppio, numero 36 nella classifica Atp di specialità, neozelandese naturalizzato giapponese, semifinalista agli Australian Open? Un po' di timore lo incute ma non perchè sia Federer, piuttosto perchè Fognini ha accusato dolori alla spalla, Bolelli ancora non è in gran forma, Seppi e Lorenzi giocano il doppio spesso nei tornei ma non hanno grossi risultati. A Barazzutti quindi l'onere della scelta del miglior doppio da opporre ai giapponesi. Sarà dura. Ma si può fare. Si deve fare.

giovedì 1 febbraio 2018

TENNIS - Da stanotte Coppa Davis Giappone-Italia: Fognini e Seppi, niente scherzi...

Ci siamo. Stanotte alle 4 ore italiane (diretta tv in chiaro su Supertennis) gli azzurri di Coppa Davis affrontano in trasferta il Giappone orfano di Nishikori (ex n.4 del mondo rientrato la scorsa settimana nel circuito) ed è una ghiotta occasione per evitare, anche quest'anno, i play-off della retrocessione. Sul cemento della Morioka Takaya Arena di Morioka, capitale della prefettura di Iwate, i primi a scendere in campo saranno Fabio Fognini, n. 22 del mondo e reduce dagli ottavi agli Australian Open e semifinale di Sydney, e Taro Daniel, n.100; a seguire toccherà ad Andreas Seppi, 78, contro Yuichi Sugita, 41, ed è forse questo, almeno sulla carta, il match di singolare più insidioso per gli italiani. Sabato poi il doppio con la coppia nipponica Mclachan/Uchiyama opposta a quella azzurra Simone Bolelli/Paolo Lorenzi, coppia annunciata da Barazzutti ma che potrebbe essere cambiata se Fognini dovesse fare suo in fretta il primo singolare d'apertura della contesa (Fognini e Bolelli insieme hanno vinto gli Australian Open nel 2015). Domenica infine la sfida tra i numeri uno dei team, Sugita e Fognini, e in chiusura il match tra i numeri due Daniel e Seppi. Per gli azzurri è sempre meglio arrivare al quinto incontro con tre punti già all'attivo, cioè col passaggio del turno già ottenuto, per evitare un inutile e dannoso cardiopalma. I precedenti dicono 2-0 per l'Italia ma stiamo parlando di 84 (1930) e 86 (1932) anni fa. 

lunedì 29 gennaio 2018

TEATRO - Dal 2 al 26 febbraio apre Eliseo Off a Roma: "Ti porto con me", la banalità del male.

"Ti porto con me", novità assoluta di Arianna Mattioli con Lucia Lavia, Giulia Galiani e Giovanna Giuda dirette da Lorenzo Lavia apre il 2 febbraio la stagione 2018 di Eliseo Off, rassegna che esplora il teatro d’autore contemporaneo nel foyer di II° balconata al Teatro Eliseo di Via Nazionale in Roma (dal 2 al 26 febbraio prossimi, atto unico 150 minuti, prezzo 7 euro).
Maria e Anna sono due donne differenti sebbene si presentino con lo stesso vestito. Dividono un letto, una stanza, la loro esistenza l’una con l’altra. Non si sono scelte, qualcuno lo ha fatto per loro. Entrambe hanno commesso delle atrocità con volontà o meno ma senza coscienza. Entrambe scontano nel limbo di un luogo grigio una pena lunga quanto le giornate che le dividono dall’uscita o dalla morte. Grigio il loro letto, il loro abito, il loro sguardo. Vivono l’oblio di un’esistenza dolorosa e faticosa; nelle loro giornate sempre uguali, combattono contro i ricordi di quella che era la loro vita prima che si conoscessero.
Pensano, parlano, cercano, litigano, soffrono e amano.
Tutto questo ciclicamente, sotto lo sguardo vigile e attento di un personaggio che si presenta come volatile, immaginifico, come un’anima nera proiettata (dalle loro teste o da quelle del pubblico?) nell’aria rarefatta di quella stanza senz’aria.

domenica 28 gennaio 2018

TENNIS - Finale degli Australian Open: Federer fa 20!

E Venti! Roger Federer entra ancor di più nella storia del tennis vincendo il ventesimo Slam della sua brillantissima carriera battendo in cinque set, nella finale degli Australian Open, il pur bravo croato Cilic (alla sua terza finale Slam), l'unico ad aver tolto due set allo svizzero dall'inizio del torneo australiano. Il successo di King Roger, che comunque poteva chiudere prima la contesa, è frutto di una maturità tennistica che solo pochi, a 36 anni suonati e con diversi crac alle spalle, possono avere: va bene la classe, i meravigliosi fondamentali dello svizzero, ma Federer non è più l'attaccante arrembante di una volta, accetta molto lo scambio da fondo forse per risparmiare energie preziose specie nei match che durano tre su cinque. Certo, quello che è accaduto nel quarto set è fuori dal normale, nel senso che non capita tutti i giorni di vedere Federer perdere cinque games di fila (che potevano essere sei!) sul 3-1 e servizio in suo favore e avanti due set ad uno; il passaggio a vuoto dello svizzero dalla metà del quarto set è durato parecchio, complice però anche un Cilic sontuoso nella tattica e nelle idee di gioco, pronto a rischiare su ogni palla. Poi però nel quinto e decisivo set, quando si è ripresentata la stessa situazione di vantaggio, il servizio di Federer ha funzionato assai meglio mentre Cilic (salito comunque al numero 3 della classifica ATP) pian piano si è spento come una candela consumata dal calore del gioco dello svizzero, il vero mattatore non solo del torneo australiano (peraltro bissata la vittoria dello scorso anno) ma a questo punto del tennis mondiale.

giovedì 25 gennaio 2018

TEATRO - Al Piccolo Eliseo dal 29 gennaio al 23 aprile 2018: "Cultural Combat", incontri-scontri su temi culturali.

A Londra li chiamano “cultural combat events”, incontri-scontri su temi culturali organizzati dall’associazione Intelligence Squared che spaziano tra accoppiate quali Grecia contro Roma, Jane Austen contro Emily Brontë, Shakespeare contro Milton, Vermeer contro Rembrandt, Fleming contro Le Carré o Verdi contro Wagner.
Il ciclo realizzato dal poeta, saggista, docente di letteratura francese e, per l’occasione, conduttore Valerio Magrelli, in collaborazione con La Cometa dell’Arte, al Piccolo Eliseo di Roma (dal 29 gennaio al 23 aprile prossimi, gratuito fino ad esaurimento posti) ha raccolto l’idea e propone al pubblico del Piccolo Eliseo un ciclo di sei appuntamenti, incontri-scontri tra alcuni dei maggiori autori dell’Ottocento e Novecento. Le coppie scelte nel programma si confrontano e affrontano tra le pagine delle loro opere sotto la sapiente e curiosa attività indagatrice di Magrelli, che mostra come esse si divisero su alcuni punti cruciali, utili per comprendere le peculiarità dei protagonisti e attraversare le pagine delle loro opere con un’ottica diversa. Un’occasione ghiotta per aiutarci a riflettere sul senso stesso della letteratura. Sei appuntamenti per comprendere e conoscere grandi scrittrici e scrittori.
La formula – spiega Magrelli – mi è stata segnalata da Caterina Boratto, e sono stato ben lieto di accoglierla, spogliandola però dell’impianto teatrale (con attori che interpretano autori, avvocati e giudici). Ho pensato a molti esempi in campo musicale, letterario o artistico. Solo per attenerci a quest’ultimo ambito, basti ricordare quanto Poussin odiasse Caravaggio. Facile immaginare perché: mentre le composizioni del francese cercavano il decoro, l’italiano, al contrario, “si lasciava trascinare dal vero naturale così come gli appariva” (André Félibien). Insomma, i due artisti erano ai poli opposti, tanto che il primo giunge a affermare che l’altro “era venuto al mondo per distruggere la Pittura”. Forse nessuna fra le coppie scelte nel nostro ciclo arrivò mai a tanto. Ma resta il fatto che esse si divisero su alcuni punti cruciali, utili per comprendere le posizioni dei protagonisti e soprattutto aiutarci a riflettere sul senso stesso della letteratura.
Valerio Magrelli sarà affiancato da voci narranti.
Di seguito il programma. 
Lunedì 29 gennaio
VIRGINIA WOOLF - JAMES JOYCE
Due mondi incomunicabili
Nati e morti lo stesso anno (1882-1941), i due scrittori attraversarono il modernismo restando sempre distanti fra loro. La Woolf si interrogò a lungo sul valore di Joyce, ora detestandolo, ora ammirandolo. D’altronde, le ragioni erano molte: femminile contro maschile, Londra contro Dublino, élite contro piccola borghesia.
Lunedì 12 febbraio
GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI – GARAMOND DE LAMARTINE
Quando il borsino mente
Molti elementi legano Lamartine all’Italia: dal celebre duello del 1826 con il patriota Gabriele Pepe, all’ambientazione del romanzo Graziella (1852). Ma in questo caso la sua opera poetica verrà accostata a quella del contemporaneo Belli, al solo, sfacciato scopo di far risaltare la grandezza dell’autore romano.
Lunedì 26 febbraio
ELSA MORANTE – ANNA MARIA ORTESE
Chi è la più grande del reame?
A differenza di tutti gli altri incontri, quello fra Elsa Morante e Anna Maria Ortese non rivelerà nulla di combattivo, anzi: oltre alla profonda ammirazione della seconda per la prima, sarà infatti possibile scoprire la sotterranea presenza di un’ispirazione condivisa.
Lunedì 12 marzo
LOUIS-FERDINAND CÉLINE – MARCEL PROUST
Affinità tra incompatibili
Grande fu il disprezzo di Céline per il suo connazionale, ed è facile intuirne i motivi nell’opposizione fra piccolo commerciante e alto-borghese, antisemita e ebreo, omofobo e omosessuale. Il nome di Proust, tuttavia, è anche quello dell’unico contemporaneo citato nel Viaggio al termine della notte, tra Plutarco, Montaigne e Rousseau. Come mai?
Lunedì 9 aprile
VLADIMIR NABOKOV – FËDOR DOSTOEVSKIJ
Il gran rifiuto
Pensando al gioco tanto amato dall’autore di Lolita, la sua spietata determinazione nel cercare di distruggere Dostoevskij potrebbe essere definita come una vera e propri manovra scacchistica: “la mossa di Nabokov”. Impresa audace, certo, ma al contempo Mission impossible…
Lunedì 23 aprile
PIER PAOLO PASOLINI – GABRIEL GARCIA MARQUEZ
Oltre la stroncatura 
Pochi conoscono la violenza con cui Pasolini giunse a stroncare il capolavoro di García Márquez. E dato che gli ammiratori dell’uno sono spesso devoti dell’altro, questo doloroso scontro su Cent’anni di solitudine potrà forse produrre risultati interessanti proprio in quanto inattesi.

TEATRO - Al Piccolo Eliseo di Roma il testo di Lustgarten ancora d'attualità: "Lampedusa", coraggioso viaggio nella migrazione di massa.


“Un’escursione coraggiosa nelle acque oscure della migrazione di massa”, così il quotidiano The Guardian definisce Lampedusa, testo di Anders Lustgarten, novità assoluta per l’Italia al Piccolo Eliseo di Roma dal 31 gennaio al 18 febbraio prossimi (prezzo 20 euro), per la regia di Gianpiero Borgia che dirige per l’occasione Donatella Finocchiaro e Fabio Troiano. Due monologhi, due storie perfettamente intrecciate, quelle di Stefano, un pescatore siciliano ormai impegnato a recuperare i corpi dei profughi annegati in mare (3500 nel solo 2015) e di Denise, una donna immigrata di seconda generazione - qui una marocchino italiana - che riscuote crediti inevasi per una società di prestiti. Condannata per sempre al ruolo di outsider in Europa, sostiene che i marocchini sono “i primi ad essere partiti e gli ultimi tra gli immigrati ad essere considerati”.
La povertà e la disperazione non sono solo lo scenario del racconto: sono causa generatrice del contrasto sociale dei protagonisti, argomento di fuga per entrambi e insieme condizione per il miglioramento del proprio status attraverso lo sciacallaggio della disperazione altrui. Ossessionati dal denaro che manca, dalle opportunità che non ci sono, dalla politica dei favori, l’uomo si scopre inaridito dall’inerzia con cui porta a termine il suo compito di pescatore di cadaveri, un lavoro più redditizio e continuativo a Lampedusa in questo momento, mentre Denise cerca un riscatto studiando e allontanando da sé il mondo da cui appartiene, le case fetide e impersonali degli immigrati. Lungi dall’essere una litania della disperazione, Lampedusa è sorprendentemente un racconto sulla sopravvivenza della speranza. Quasi inconsciamente, entrambi cercano una redenzione. Stefano fa amicizia con un meccanico del Mali che attende con ansia l’arrivo della moglie, Denise scende a patti con un’annosa frattura nel rapporto con la madre malata e lotta per garantirle una pensione di invalidità da parte dell’INPS e trova la compagnia simpatica e inattesa di una portoghese, madre single piena di debiti. 
Lustgarten traccia paralleli e intrecci invisibili tra le storie di Stefano e Denise.  Entrambi sono persone che si trovano a trattare con un’umanità al limite. Gente con cui non si vuole avere a che fare. Affida ai suoi personaggi una identica visione politica: il parere che l’Europa è “fottuta” per non avere saputo prevedere che guerra e miseria avrebbero prodotto una congestione di traffici umani e non aver regolato per tempo con criteri certi questi flussi inarrestabili ma ancora prima, per non aver saputo attuare vere politiche di inclusione degli immigrati e dei richiedenti asilo.
Non nuovo a trattare di temi politici internazionali (si ricordano i suoi testi sulla strage di Roboski in Kurdistan per mano dei Turchi e il racconto dello Zimbabwe del dittatore Mugabe ancora inediti in Italia), l’autore britannico rivolge la sua attenzione a quei flussi migratori che percepiamo sempre più inarrestabili e che saranno il vero problema delle politiche comunitarie del prossimo decennio. L’Europa che avevamo immaginato senza confini, rivendica adesso la geografia politica dei perimetri nazionali; il metissage multietnico proposto dalla mescolanza delle culture viene allontanato in nome del rispetto della propria etnia e delle proprie tradizioni; i muri che pensavamo di avere abbandonato alla memoria della storia, tornano ad erigersi con prepotenza. Su tutto, domina la paura dell’altro e lo spettro degli attentati nel cuore delle nostre città.
Il punto di Lustgarten è che dietro il disastro sistemico della politica e delle nazioni, ci sono fortunatamente ancora le persone, la gentilezza individuale, la sorpresa dei singoli,  e nell’equilibrio del gioco degli opposti, ricorda qualcosa di Harold Pinter quando  nella sua ultima intervista TV disse: “Io penso che la vita è bella, ma il mondo è un inferno”.
Il personaggio di Stefano cattura tutta la rabbia e il risentimento di un uomo che, anche nei suoi sogni, è ossessionato dalla morte, ma che lotta in qualche modo per non essere sopraffatto dall’abitudine, impara a farci i conti e, infine, è conquistato da un gesto di amicizia. Denise trasmette allo stesso modo l’amarezza di una ferita mai sanata sul contrasto cultura di provenienza/paese di adozione, ma anche la volontà di arrendersi a un atto di amore e carità inaspettato.
In questa piece, Lustgarten non ha spazio per esplorare la questione pratica di come la società europea possa riequilibrare il suo obbligo morale verso i richiedenti asilo con i propri problemi economici e l’incubo delle democrazie ormai al tramonto.
Tuttavia in questo testo coraggioso e audace,  affronta il tema serissimo della migrazione di massa portandolo al suo livello di urgenza e dimostrando che - dietro le statistiche orrende di profughi annegati o le notizie allarmistiche sulla stampa circa i benefici riconosciuti quasi immeritatamente ai profughi - giacciono vite di individui che hanno conosciuto ogni tragedia, prima di rivolgersi al mare per provare ad andare via. E ricominciare a sperare.
Anders Lustgarten è il figlio di importanti accademici inglesi: sua madre è la filosofa Donna Dickenson, una dei maggiori studiosi al mondo di etica medica. Ha studiato cinese ad Oxford, prima di trasferirsi a Berkeley in California per lavorare al suo dottorato di ricerca. Dopo aver completato gli studi, ha ideato corsi accademici per i detenuti nel Regno Unito e negli Stati Uniti e ha insegnato dramma dentro le carceri in entrambi i paesi. Lampedusa è il suo primo testo rappresentato in Italia.

TEATRO - Al Vittoria di Testaccio la commedia di Pierattini: "La cena perfetta", o quasi...


Debutta sul palcoscenico del Teatro Vittoria (Piazza S.Maria Liberatrice 10,  Roma, Testaccio) la divertente commedia di Sergio Pierattini “La cena perfetta”, che tanto successo ha riscosso in tutta Italia, per la regia di Nicola Pistoia e con la partecipazione di Nini Salerno (oltre a Daniela Morozzi, Blas Roca Rey, Ariele Vincenti, Monica Rogledi).
In una banlieue di Parigi, il “Girgenti", piccolo ristorante dalla conduzione scalcinata e familiare, si prepara ad accogliere la quanto mai insperata visita di un ispettore della Guida Michelin. L'esuberante proprietario del locale siciliano, lo chef Salvatore, insieme alla moglie Caterina, alla socia Lucia e al cameriere rumeno Cristian, attendono con ansia l’avvenimento, che amplifica tutti i conflitti di una gestione a dir poco disastrosa. Gli acquisti maniacali e dispendiosi dello chef (uniti alla sua tendenza ad alzare spesso il gomito), i debiti, l’eccentricità del cameriere, l'eccessiva generosità di Salvatore e le continue lamentele della moglie, stanno portando il locale al disastro.
Per questo cresce l'attesa per l’arrivo del critico gastronomico: tutto potrebbe cambiare con l’attribuzione delle famosissime stelle Michelin, a patto però di realizzare una cena perfetta! Ma non tutto andrà come previsto... Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22.