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A cura di ANDREA CURTI

domenica 14 agosto 2016

OLIMPIADI - Ancora una medaglia pesante: Campriani bissa l'oro e Londra 2012.



Dopo le emozioni del re dei 1500 stile libero, al secolo Gregorio Peltrenieri, che ha giurato di puntare ora al record del mondo, l’Italia dello sport che suda regala ancora ori e onori al medagliere che piazza il tricolore al momentaneo settimo posto mondiale. L’oro numero sette è portato da un habitué a questa olimpiade ovvero il toscano Niccolò Campriani che bissa il titolo olimpico della carabina 10 metri anche nella carabina tre posizioni da 50 metri confermando il risultato di quattro anni fa a Londra. E’ stato un testa a testa col russo Kamesnky con l’azzurro che ha voluto questo secondo oro con determinazione, sparando meravigliosamente nell’ultimo tiro, lo stesso invece fatale per il russo (score finale: 458,8 a 458,5). Intanto nella scherma dopo 16 anni (Sydney 2000) gli spadisti Garozzo (oro nell’individuale), Fichera, Pizzo e Santarelli sono tornati in finale dopo aver rifilato sempre 45-32 prima alla Svizzera e poi all’Ucraina; troppo forte però la Francia che dall’allungo di 30-19 firmato dal 10-5 di Borel su Garozzo, ha chiuso 45-31 sugli azzurri comunque argento. E a concludere la giornata, e anche la sua carriera, il bronzo meritato di Tania Cagnotto dal trampolino 3 metri, vendicandosi così dell’amara quarta piazza rimediata a Londra 2012 per soli 20 centesimi di punto. Questa volta però dietro le cinesi inarrivabili c’è lei e il suo fantastico quinto tuffo che le ha permesso di tenere a distanza  la canadese Abel di appena cinque punti. “Non credevo di tornare a casa col record di punti e con due medaglie” ha spiegato la ragazza di Bolzano, che poi ha aggiunto “sapevo fosse l’ultima gara della mia carriera e volevo solo godermela”. Si sposerà la Tania ma anche la campionessa cinese ha detto si in diretta al suo fidanzato (presentatosi in mondovisione con l’anello di fidanzamento) e saranno altri fiori d’arancio. Se sono rose fioriranno, anche quelle di Elia Viviani nell’optimum del ciclismo su pista: l’azzurro, dopo tre gare, è secondo in classifica con 106 punti, due soli di ritardo dalla testa, il francese Boudat, battuto proprio da Viviani nello sprint decisivo della terza prova ad eliminazione che ha regalato i 40 punti della speranza. Mentre poi il volley maschile è già ai quarti da prima in classifica dopo aver annichilito, punto dopo punto, gli idoli di casa brasiliani (ultima partita del girone contro Canada), la pallanuoto maschile guidata da Sandro Campagna ha inaspettatamente perso contro gli Stati Uniti (già eliminati) per 10-7 complicando il cammino nei quarti di finali, a cui approda da terza classificata dopo aver assaporato la possibilità del primato.
 

sabato 13 agosto 2016

OLIMPIADI - Lo scandalo della tuta ufficiale azzurra di cui nessuno parla...

Non c'è dubbio; i nostri atleti sono i più eleganti del mondo. Peccato si trovino ad una Olimpiade sportiva, non ad una sfilata di moda. Così accade che il "7" dello sponsor risulti abnorme nella divisa ufficiale rispetto allo scudetto tricolore mentre del nome Italia non vi è traccia visiva. Se non fosse per le scritte in sovraimpressione o per la bandiera che viene issata o per l'inno che viene cantato, un italiano sul podio sarebbe irriconoscibile. E con lui la nazione che lo rappresenta. Benvenuti all'ennesima mercificazione dello sport italiano rispetto al contesto mondiale.

OLIMPIADI - Quinto oro per l'Italia, ancora dallo skeet: Rossetti, altro cecchino infallibile.



A volte i successi inaspettati sono i più belli. “Piattello dopo piattello mi sono reso conto di potercela fare”, ha commentato Gabriele Rossetti, figlio d’arte (suo padre Bruno prese il bronzo a Barcellona 1992) e capace, nella finale dello skeet maschile (specialità che ha dato due ori, considerando quello della Bacosi nel femminile) contro lo svedese Svensson di issarsi sul gradino più alto del podio a soli 21 anni centrando 16 piattelli su 16 (lo scandinavo ha sbagliato proprio l’ultimo). E’ il quinto oro azzurro alla Olimpiade di Rio de Janeiro che consente al momento di agganciare il decimo posto nel medagliere. Sarebbe quantomeno curioso vedere quanti contributi economici il Coni elargisce alla Federcalcio e quanti alla Federazione di Tiro a Volo; perché è quest’ultima che dà lustro allo sport italiano e “non va fatto un monumento”, come ha dichiarato Malagò, ma vanno semplicemente dati più soldi togliendoli invece a chi da secoli non ottiene risultati importanti. Lo sport che fatica è anche quello della pallanuoto femminile che ha visto il Setterosa centrare i quarti di finale vincendo tutte e tre le partite del girone; ultima vittoria è di 10-5 sulla forte Russia, annichilita nel punteggio (le azzurre hanno chiuso avanti tutti e quattro i parziali: 3-2, 2-1, 3-1, 2-1) e nel gioco di squadra, trascinate dalla tripletta della Bianconi. Lunedì per il Setterosa ostacolo Cina, che sembra tutt’altro che insormontabile, e poi la semifinale per centrare una medaglia di prestigio. Medaglia storica che invece ha centrato nel tennis la portoricana Monica Pueg, il primo di sempre per la sua nazione che nazione vera e propria non è, dal momento che si tratta di un possedimento americano (Isola delle Indie Occidentali, la minore delle Grandi Antille). Ma i discorsi geopolitici con i risultati sportivi c’entrano poco. La Pueg, giovane talentuosa di quasi 23 anni che pareva non esplodere mai e rimanere nel limbo delle promesse non mantenute, ha invece trovato la settimana perfetta e la sua consacrazione nel torneo olimpico battendo la numero 2 del mondo Kerber in finale, e in precedenza la 4 Muguruza e la 14 Kvitova, tutte e tre vincitrici di Grande Slam. E anche nel maschile la fatica ha pagato; stiamo parlando dell’argentino Del Potro, tre operazioni ai polsi alle spalle e un numero 141 del mondo da recuperare dopo essere stato nella top-five. Il gigante di Tandil contro Nadal che di polsi non ne vuol più sapere, ha dato vita ad un match entusiasmante in un continuo saliscendi di punteggio. Nessuno dei due voleva perdere, alla fine Del Potro ha centrato la finale dopo oltre tre ore di gioco e sfiderà per l’oro il campione olimpico e di Wimbledon (pure di Roma…) in carica, lo scozzese Andy Murray, che ha schiantato le velleità del giapponese Nishikori. Domani intanto, tornando a casa nostra, ultima gara in assoluto per Tania Cagnotto che, dopo le Olimpiadi, lascerà l’attività agonistica per coronare il suo sogno di donna; la bolzanina, nella finale del trampolino da tre metri,  si presenta col settimo punteggio. Comunque vada, a lei sì che bisogna ringraziare.
Andrea Curti    

venerdì 12 agosto 2016

OLIMPIADI - Storica doppietta nello skeet femminile: Italia, popolo di tiratori scelti.

Piovono medaglie e di tutti i metalli per l’Italia che sta sempre più diventando un popolo di tiratori scelti; nello skeet femminile del tiro a volo è dominio delle azzurre senza precedenti nella storia con una finale a due tutta italiana (a livello statistico si tratta della terza "doppietta" olimpica femminile ai Giochi dopo quelle del fioretto  Vezzali-Trillini ad Atene 2004 e il podio completo Di-Francisca-Errigo-Vezzali di Londra 2012.  Innanzitutto l’esordiente Diana Bacosi e l’olimpionica di Pechino 2008 Chiara Cainero si erano qualificate agevolmente all’ultimo atto tra le migliori sei, poi hanno dato vita ad un testa a testa che, allo spareggio, ha visto primeggiare 15-14 (su 16 piattelli) la novellina Bacosi sull’esperta Cainero. Fair play a fine gara con dedica d’obbligo: “E’ un oro che intendo condividere con tutta la mia figlia”, ha dichiarato la Bacosi, “soprattutto con mio figlio Mattia. La difficoltà più grande è stato lasciarlo a casa e non vedo l’ora di riabbracciarlo. Pensavo di festeggiare – ha continuato la neo campionessa olimpica – correndo come Benelli ad Atene ma quando ho visto il tabellone, mi sono bloccata e non ce l’ho fatta a trattenere le lacrime”. Soddisfatta anche la Cainero: “Per me è un argento che vale come un oro, la Bacosi è stata brava e sono contenta per lei e per i sacrifici che ha fatto”. Dal canottaggio un altro importante bronzo: è il “quattro senza” a vincere la regata delle imbarcazioni “normali”, dal momento che gli inglesi si sono confermati campioni olimpici ma sempre tallonati dagli australiani. Domenico Montrone, Matteo Castaldo, Matteo Lodo e Giuseppe Vicino hanno rimontato allo sprint un Sudafrica che, sino ai 1500 metri, aveva una punta di vantaggio sull’armo azzurro. Anche la medaglia di legno è arrivata a casa Italia: i fiorettisti, col titolo olimpico di Londra 2012, si sono piazzati solo quarti prendendo due batoste, la prima in semifinale contro la Francia (30-45) e poi nella finale per il bronzo contro gli Stati Uniti (45-31), Proprio contro gli Stati Uniti è stato determinante il black out di Baldini che ha subito uno 0-8 nell'assalto con Meinhardt quando gli azzurri conducevano 20-17, il che ha mandato in bambola tutto il resta della squadra che, per la prima volta da Atlanta 1996, non tornava a casa a mani vuote. Se la sconfitta della Pallavolo femminile (1-3 dagli Usa), la quarta consecutiva, era indolore per la già catastrofica eliminazione del team azzurro, la prima battuta di arresto del Settebello di Campagna fa un po’ storcere la bocca ai benpensanti; squadra assai contratta in avanti, gli azzurri si sono arresi 10-7 ai campioni olimpici in carica della Croazia, affondati dal Sukno, giocatore della Pro Recco che ha rifilato all’Italia una cinquina da “core ingrato”.
E mentre la coda del nuoto ci porta a sperare in altre medaglie nei 1500 stile libero col campione del mondo Gregorio Paltrinieri miglior tempo e il quinto tempo di Gabriele Detti (bronzo nei 400), e il record italiano che vuol dire finale per la 4x100 mista femminile (la Pellegrini parte per ultima), ecco finalmente in pista l’atletica leggera. A tenere banco subito un record del mondo; nei 10.000 metri con netto potere africano, a trionfare è l’etiope Ayana che abbassa di oltre 14 secondi il precedente record (29’17’’45 contro 29’31’’78). Bene l’azzurro Giordano Benedetti negli 800 che approda alle semifinali col terzo tempo di batteria. Ma il solito sbruffone Bolt si fa sentire: “Voglio vincere tutto – ha tuonato il giamaicano, recordmen per eccellenza (9”58 nei 100 e 19”19 nei 200)  - venite a vedermi e non ve ne pentirete, farò la storia. Iniziare coi 200 mi rende nervoso più di qualsiasi altra gara ma sono in forma e voglio scendere sotto i 19 secondi”. Usain è sempre Usain.

giovedì 11 agosto 2016

OLIMPIADI - Dal canottaggio (due senza) la dodicesima medaglia: Il bronzo degli esclusi.

Lo sport è imprevedibile: succede infatti che un “due senza” di canottaggio, nato 20 giorni fa per la squalifica per doping di Niccolò Mornati tra i vogatori esclusi dal “quattro senza”, riesca ad arrivare ad un bronzo olimpico. L’impresa, che vuol dire dodicesima medaglia per l’Italia, è firmata dai campani Marco Di Costanzo e Giovanni Abagnale, 24 anni da Napoli e 21 anni da Castellammare di Stabia, capaci di lottare fino alla fine con le altre imbarcazioni per salire sul podio. Sotto gli occhi del Cristo Redentore di Rio, in finale in acqua tre gli azzurri hanno imbastito subito la gara sul ritmo (43 colpi malgrado il vento contrario) e, al passaggio dei primi 500 metri, erano indietro solo ai sudafricani di meno di mezzo secondo Di Costanzo guardava costantemente a sinistra per cercare di tamponare la situazione, Nel mentre, i neozelandesi dei record (non perdono una gara dal 2009 con 69 di imbattibilità) Mjurray e Bond risalivano rapidamente il campo di gara e già ai 1000 metri erano davanti a italiani e inglesi, per poi prendere il largo definitivamente verso l’oro. Si profilava quindi una lotta a tre per due posti. Ai 1500 metri stra-prima la Nuova Zelanda poi la Gran Bretagna e l’Italia tallonata dal Sudafrica. Partiva così lo sprint finale e mentre i neozelandesi tagliavano il traguardo in  netta solitudine, si ergeva il Sudafrica mentre i nostri riuscivano a tenere a bada il ritorno degli inglesi e a portare a casa increduli il bronzo olimpico. Difficile dire se anche la pallanuoto femminile possa arrivare così lontano; per il momento il Setterosa c’è e la seconda vittoria nel girone, sofferta (con un solo black-out, da 4-2 a 4-4) ma meritata contro l’Australia, proiettano le ragazze direttamente al match coi russi per la importante supremazia del raggruppamento. Sicuramente nel singolare non arriverà a medaglia Fabio Fognini, tennista che si odia e si ama al contempo, capace cioè di salvare con testa e cuore due match point nel secondo turno all’avversario (il francese Paire) e poi negli ottavi di rifilare otto games consecutivi  (da 1/6 1-2 a 6/2 3-0 con 1 palla del 4-1) al numero 2 del mondo, lo scozzese Andy Murray, fino a quel momento falloso e poco determinato, ma domato nel gioco e nelle intenzioni di gioco. Ma il match d’improvviso è girato di nuovo dalla parte dello scozzese che ha infilato la sequela vincente di sei giochi consecutivi approdando così ai quarti e lasciando l’amaro in bocca ad un Fognini vicinissimo all’impresa ma che ha spento la luce sul più bello non trovando più la giustezza dei suoi colpi, nonostante i cori da stadio in suo favore. Però non è detto che non porti una medaglia; in coppia nel misto con l’amica e conterranea di sua moglie, Roberta Vinci, gli azzurri hanno battuto i numeri 2 del tabellone, i francesi Herbert e Mladenovic, per 6/4 3/6 10-8, ed ora nei quarti sfidano gli americani Raam e Venus Williams per entrare nella zona medaglie. Anche per la Vinci è l’ultima chance; infatti nel doppio femminile con Sara Errani, la partita è andata male. Troppe le occasioni sprecate dalle azzurre contro le ceche Safarova a Strycova, Sembrava fatta quando le due italiane si sono trovate avanti 6/4 e 3-0 con due break di vantaggio, invece le ragazze ceche sono risalite 3 pari e le nostre hanno gettato al vento ben 4 palle del 5-3. E nella terza frazione Errani-Vinci sono andate sotto 2-5, tentato il recupero mancando una palla del 5 pari. Ma il treno passa una volta sola. Peccato davvero.

martedì 9 agosto 2016

OLIMPIADI - Tennis, l'azzurro negli ottavi dopo aver annullato due match point a Paire: Fognini, dall'inferno al paradiso.

In attesa di conoscere l’esito della finale dei 200 stile libero che vedrà impegnata Federica Pellegrini, e nel mentre la pallavolo maschile stronca anche gli Stati Uniti con una sicurezza da grande sestetto, l'eroe del giorno è senza dubbio Fabio Fognini, unica racchetta azzurra ancora in lizza nel singolare del torneo olimpico di Rio de Janeiro dopo l’eliminazione di Andreas Seppi (duplice 6/3 per mano di un Nadal troppo tonico muscolarmente per essere vero) e di Sara Errani (7/5 6/2 dalla russa Kasatkina che ha maggior velocità di palla della romagnola). Contro il clochard francese Benoit Paire, non un fenomeno ma un giocatore molto solido nei fondamentali, con un buon servizio e dei passanti molto incisivi, il ligure ha dato davvero dimostrazione di tenere a questa manifestazione non mollando quando poteva, quando cioè il punteggio lo dava quasi per spacciato, E spesso ciò è accaduto. L’azzurro ha infatti sempre inseguito il suo avversario per tutta la durata della contesa, Sotto un set e un break nel secondo, Fognini ha ripreso in mano il gioco dell’incontro ed ha pareggiato il conto dei 6/4. Ma nel terzo gioco dell’ultimo e decisivo set l’azzurro ha ceduto il servizio trovandosi indietro 3-1 e 0-30, altro score che poteva indurlo ad andare sotto la doccia. Invece prima una demi-voleè disperata poi uno smash inventato e vincente malgrado fosse scoordinato gli hanno dato coraggio e, complici due errori di Paire, ha salvato il quinto game. Al cambio di campo il primo dei due interventi del fisioterapista; Fognini si fa massaggiare la coscia sinistra, sembra un risentimento muscolare. Paire vola facilmente 4-2, Fognini resta aggrappato al suo avversario con una strepitosa palla corta (3-4), il francese annulla col servizio una palla del 4 pari e mantiene le distanze, e nell’interminabile nono gioco succede un po’ di tutto. Dieci vantaggi, ma soprattutto due match point per il francese; nel primo Paire risponde in corridoio, nel secondo il coraggio di Fognini è immenso, attacco in diagonale di rovescio e voleè molto profonda che Paire non riesce a controllare. E il 5 pari arriva alla prima opportunità con una veronica di Fognini di Panattiana memoria. Fognini conquista anche il terzo gioco consecutivo issandosi 6-5, Paire traina la contesa al tie-break stordito come è dai due match point non capitalizzati. Ma il thrilling non è finito. Sul secondo errore consecutivo di Paire, il francese sente la tensione e inveisce contro guardalinee e chiunque si trovasse da quelle parti. Così Fognini scappa 3-1, 5-2 e 6-3; sul secondo match point il rovescio di Fognini è fuori di meno di mezzo millimetro e i due contendenti, a rete, se la ridono. Ma al terzo, dopo due ore e venti di battaglia pura, un passante lungolinea vincente di dritto consegnava la vittoria al ligure, passato dall’Inferno al Paradiso nel giro di pochi minuti. E con un Fognini così, così “pazzarello” e imprevedibile, può succedere di tutto, anche che batta Murray, campione olimpico, di Wimbledon e di Coppa Davis in carica. Così come può accedere che Errani-Vinci vadano ancora più avanti dei quarti di finale a cui sono approdate dopo aver lasciato solo cinque giochi alle cinesi Xu e Zheng. L’ostacolo per la semifinale si chiama Repubblica Ceca ovvero Safarova e Strykova, due che tirano molto forte, soprattutto la prima, mancina e spesso trascinatrice della coppia, in grado insieme di sconfiggere al primo turno le sorelle Williams.

lunedì 8 agosto 2016

OLIMPIADI - Nel "tiratori day" altre medaglie azzurre: Campriani e l' "odiato" terzo oro azzurro.


Mentre Fderica Pellegrini arriva terza nella sua batteria di semifinale col tempo di 1'55''42 e domani (ore 3.20) lotterà per l'oro nella finale dei 200 stile libero, un altro Agassi si è fatto vivo ma non si tratta di tennis bensì di un tiratore: “Odiavo questo sport, facevo fatica a divertirmi, ma il motivo vero è che grazie a questo sport sono stato più tempo col mio babbo”. Niccolò Campriani da Sesto Fiorentino ha portato il terzo oro all’Italia dalla carabina 10 metri, e lo ha fatto con una rimonta strepitosa in finale, dove si era presentato alla grande totalizzando 630.2 punti che gli sono valsi il record olimpico. Campriani, argento a Londra 2012, ha trionfato con 206 punti, davanti all’ucraino Kulish con 204.6 e il russo Maslennikov con 184.2. Il “tiratori day” è completato dal quasi oro del veterano della spedizione azzurra, quel Giovanni Pellielo da Vercelli alla settima olimpiade consecutiva (bronzo a Sydney, argento ad Atene e Pechino) cui il metallo più prezioso sembra stregato. Entrato anche lui in finale del tiro a volo fossa olimpica col punteggio più alto, Pellielo ha combattuto fianco a fianco col croato Glasnovic ma un errore al quarto tiro di spareggio ne ha vanificato il gradino più alto del podio. Ma è una gioia lo stesso. Così come il Settebello di Campagna che regola 11-8 la Francia dei naturalizzati macedoni (Kovacevic su tutti) e vola a vele spiegate nei quarti. Gli azzurri sono stati  bravi nel primo tempo a sfruttare tutte le superiorità numeriche (3-1, 4-2) mentre l’allungo vero e proprio si è avuto nel secondo quarto quando da 4-3 l’Italia è passata 7-3 e chiuso 8-4. La piccola reazione dei francesi si è fermata all’8-6, poi bomber Aicardi (4 gol in partita) ha fatto la differenza e gli uomini di Campagna hanno finito per imporsi 11-8. Restiamo negli sport di squadra. I sospiri lunghi e sconfortanti del cittì Bonitta sono stati eloquenti; le sue ragazze hanno subito il secondo cappotto consecutivo, prima dalla Serbia ora dalla Cina vice-campione del mondo (25-21, 25-21, 25-16 lo score per le asiatiche), apparsa assai più costante e quadrata del sestetto azzurro, pronto quest’ultimo ad affidare tutto, gioco, servizio e schiacciate alla giovane Egomu che i suoi 19 punti li ha fatti. Male, distratte, deconcentrate le azzurre in ricezione, implacabili le cinesi in schiacciata e muro. Ora con le olandesi ci si gioca il tutto per tutto. E’ stata brava invece Sara Errani nel tennis a battere seccamente (duplice 6/2) la ceca Strycova ed accedere agli ottavi di finale del singolare femminile, dove incontrerà la diciannovenne russa Kasatkina, numero 27 del mondo, in un match da “fifty fifty” di probabilità di passare il turno. Nulla da fare invece per Paolo Lorenzi contro il forte spagnolo Bautista Agut: 7/6 6/2 il risultato per l’iberico. Restano così in lizza nel singolare maschile Andreas Seppi, opposto alla belva Nadal, e Fabio Fognini contro il francese Paire, n.32, non un grande giocatore ma senz’altro uno solido nel fisico, nel gioco e nella testa. Piuttosto le notizie buone (sulla carta) vengono dai tornei di doppio. Nel maschile sono saltate tre delle prime quattro teste di serie e Seppi-Fognini sono già ai quarti di finale avendo estromesso dal torneo gli idoli di casa, i brasiliani Bellucci e Sa, in rimonta. Perso il primo set 7/5 gli azzurri hanno pareggiato il conto di set e games e, nella terza frazione, sotto di un break 1-3, sono stati capaci di capovolgere completamente il match vincendo 5 giochi di fila. Soprattutto nell’ultimo, sul servizio di Seppi, proprio l’altoatesino ha trovato sul 30 pari il lungolinea del match point, capitalizzato da Fognini con una voleè alta di rovescio. Così tra la zona medaglie e gli azzurri ci sono i canadesi Nestor e Pospisil, due specialisti del doppio; partita durissima ma tutto può succedere. Anche la coppia Errani-Vinci non dovrà più vedersela con le sorelle Williams (eliminate per crampi e dolori di stomaco di Venus) in un ipotetico quarto, ma per approdarci le due azzurre “ritrovate” o presunte tali dovranno battere le cinesi Xu-Zheng, molto rodate e molto difficili da affrontare, per i chilometri che macinano in campo. Le premesse per far bene in entrambi i tabelloni ci sono tutte. Ma a volte non bastano. Ricordarsi dei pianti che si è fatto il serbo Djokovic insieme all’amico argentino Del Potro, il “Bruto” che lo ha pugnalato alle spalle come quattro anni fa nella finalina per il bronzo di Londra 2014; due tie-break e il numero uno del mondo ha lasciato i Giochi Olimpici ancora una volta a mani vuote, pur essendo il migliore. Ma non sempre vincono i migliori.

domenica 7 agosto 2016

OLIMPIADI - Nel giorno degli esordienti, due ori all'Italia: Basile e Garozzo, cavalcate trionfali.



E’ la giornata degli esordienti alle Olimpiadi che portano finalmente ori nel medagliere italiano. E’ la giornata dello judo italiano che, da undici Olimpiadi consecutive (Montreal 1976) va sempre a medaglia. Nella carioca arena 2, Fabio Basile da Rivoli (Torino), classe 1994 ha portato il 200° oro nella storia olimpica dello sport italiano nella categoria 66 kg, un predestinato come testimoniano l’oro, l’argento e i due bronzi raccolti tra europei e mondiali giovanili, sino al terzo posto ai Giochi del Mediterraneo 2013 quando aveva appena 19 anni. Ma alla sua prima partecipazione ai Giochi, l’atleta dell’Esercito ha superato tutti i suoi avversari per ippon (agli ottavi l'azero Shikhalizada, ai quarti il mongolo Davaadorj, in semifinale lo sloveno Gomboc), compreso nella finalissima il campione del mondo in carica, il coreano An Baul, finito in lacrime sul tatami di Rio. Porta in dotazione un argento pesante anche Odette Giuffrida, 22 anni che stupisce tutti arrivando in finale giocandosela fino alla fine con la favoritissima kosovara Kelmendi, che beffa l’azzurro all’inizio della contesa con uno yuko che vuol dire un punticino striminzito ma sufficiente per salire sul gradino più alto del podio. E’ il giorno del fiorettista siciliano Daniele Garozzo che, lasciato Acireale per allenarsi a Frascati con Fabio Galli, ha colto un oro che mancava alla specialità azzurra da 20 anni (Puccini ad Atlanta 1996). Oro conquistato in pedana match dopo match i n una cavalcata trionfale: 15-8 ai sedicesimi all’egiziano Ayad, 15-13 all’altro africano Abouelkasse negli ottavi, 15-8 al brasiliano Toldo nei quarti, 15-8 al russo Safin in semifinale e 15-11 in finale al campione del mondo e numero 1 delle classifiche, l’americano di origine cinese Massialas. Per la verità Garozzo era partito un po’ timoroso e l’esperienza aveva portato avanti lo statunitense 4-2. Reazione dell’azzurro che si portava sul 7-4 ma il campione americano arginava agganciando l’italiano sul 7-7. Ma poi è iniziata la scalata verso il successo con la luce verde di Garozzo che si accendeva per sette volte consecutive. Un po’ di tremore per un tentativo disperato di remontada da parte di Massialas che si portava a tre stoccate dall’azzurro (11-14) ma alla fine è stato il siciliano a trionfare con parata e contrattacco (quindi 201° oro della storia dello sport azzurro).
Intanto, mentre il chiacchieratissimo Alex Schwarzer è già a Rio ad allenarsi ad Ipanema con la speranza che il processo odierno al Tas gli dia ragione per poter gareggiare, gli azzurri, quelli ufficiali, si dividono tra frecce di argento e facce di bronzo. Detto delle gare di canottaggio rinviato per troppo vento (con diverse imbarcazioni azzurre in odore di medaglia così come nel tiro a volo skeet maschile), altre frecce d’argento sono uscite dall’italico arco: su tutte Tania Cagnotto e Francesca Dallapè che nei tuffi 3 metri sincro si sono piazzate dietro le inarrivabili cinesi con una sicurezza, una scioltezza e una tecnica sopraffina. Impressionante l’ultimo tuffo delle due ragazze azzurre che hanno incrementato il vantaggio sulle canadese terze (poi superate dalle australiane) con uno splendido 84.
Di bronzo è il viso grazioso della 24enne piemontese Elisa Longo Borghini che, laddove Nibali ha fallito, si è piazzata terza nella corsa su strada donne. A 20 km dall’arrivo di Fort Copacabana, la ragazza è scattata con le altre competitors e allo sprint finale è stata lesta ad infilarsi dal buco lasciato dalla vincitrice olandese van Breggen e dalla svedese Johansson.
Nella pallavolo alterne fortune dei nostri team. I maschi hanno stroncato i francesi campioni d’Europa in carica, che non battevano da due anni, con un eloquente 3-0, complice un Zaytsev devastante da prima e seconda linea, un muro di difesa ben organizzato e un Juantorena ovunque. Prossimo incontro martedì alle 20 contro gli Usa. Al contrario, nell’esordio della squadra femminile, troppa la superiorità della Serbia per poter sperare di ribaltare il risultato. Ma c’è tempo per riprendersi, il torneo è partito adesso. Infine, nel tennis Fognini ha salvato la faccia contro il 36enne dominicano Estrella Burgos, battendolo dopo quasi due ore per 2/6 7/6 6/0; al prossimo turno dovrà giocare decisamente meglio se vuole sconfiggere uno tra Paire e Rosol. Benissimo anche Paolo Lorenzi, neo 1 d’Italia e 40 del mondo, che ha eliminato in rimonta (3/6 6/3 6/4) il cinese di Taipei Lu, sempre ostico sul cemento. Ad attendere Lorenzi lo spagnolo Batista Agut, 10 del torneo e 16 del mondo, in un match molto complicato per la duttilità dell’iberico. E’ caduto invece Thomas Fabbiano, estromesso 7/6 6/1 dall’idolo di casa, il carioca Dutra Silva. Adesso in campo i doppi.
Andrea Curti    

sabato 6 agosto 2016

OLIMPIADI - La cerimonia di apertura: Luci e ombre in pieno attuale stile brasiliano.

…E le manifestazioni di dissenso a Rio de Janeiro nel pomeriggio di chi è sconvolto dall’organizzazione dei giochi sportivi mentre a sconvolgere il Paese carioca sono i Giochi di potere e i Giochi della corruzione dilagante, e il Brasile che fa parte del Brics ma che non riesce a sconfiggere i fantasmi interni di pare mal governo (problema comune però a tutti), e il Cristo Redentore segno della dominazione portoghese, illuminato con i colori della bandiera, che vede dall’alto tutto e tutti in un virtuale abbraccio, e la maestosità del Maracanà centro del mondo per qualche ora e la marginalità delle baraccopoli non lontane da lì (sono 720 le favelas ufficiali presenti a Rio), e il samba assordante per le strade di una Rio vestita più o meno a festa, e il “ritiro” di Pelè troppo acciaccato per fare da ultimo tedoforo, e l’inno carioca suonato e cantato unplugged e live, e la crisi del calcio brasiliano che pure col Sudafrica in dieci uomini fa zero a zero, e la Cerimonia d’apertura in un grande psichedelico trenino ballereccio, e il richiamo al global warming e alle conseguenze nefaste che si sono profilate nel tempo e che si profileranno se non si terrà conto dell’accordo di Parigi, e finalmente l’inizio della sfilata delle 205 delegazioni più quella dei rifugiati e degli indipendenti (chi scampati da guerre e chi riammessi dal Cio dopo la retata politica antidoping contro le istituzioni russe), e i primi a sfilare sempre loro, i greci, da cui è partito tutto, per proseguire in ordine non alfabetico internazionale ma alfabetico lusitano, e i soliti tedeschi inguardabili che vestono come la Merkel anche ad una Cerimonia olimpica, e il segnale dato dalla delegazione austriaca di far portare la bandiera ad una giocatrice dì ping pong di chiare origini cinesi, e la delegazione delle isole bermuda che sfila guarda caso in bermuda, e i fantastici costumi africani delle varie nazioni tribù, e il primo atlete che piange, un boliviano, in un contesto di “cazzeggio”, selfie, cori e balli, e i maschi atleti del Costarica con la scoppola, e Nadal, Murray e la Wozniacki che sfilano da portabandiera dando risalto al tennis e a chi ancora sostiene che è uno sport non olimpico, e i figiani e la squadra di rugby a sette per la prima volta disciplina olimpica, e Hong Kong che sfila a parte dalla Madre Patria Cina benché ne faccia parte dopo la cessione inglese, e le indonesiane perfettamente integrate col Carnevale di Rio, e finalmente la fremente famiglia Renzi che può alzarsi per applaudire gli azzurri 102esimi e una Pellegrini portabandiera per fortuna non in versione imbambolata-patinata dallo shampoo pubblicitario. E infine Guga Kuerten (altro tennista) che passa la torcia all’ex maratoneta Vanderlei che accende il braciere (in realtà per la prima volta nella storia i bracieri sono due, uno nel Maracanà e uno nel centro città) prima della stringata apertura ufficiale dei Giochi da parte del fischiatissimo reggente brasiliano Michel Temer (gli altri sono tutti sotto impeachment). Tutto e molto più di questo è e sarà l'Olimpiade brasiliana: buona visione a tutti.

  

venerdì 5 agosto 2016

TENNIS - Olimpiadi, spedizione azzurra al via: Si cerca una medaglia, per FIT e Coni...

C'è chi sostiene che le Olimpiadi per un tennista valgano meno di una vittoria a Wimbledon; per questo si dovrebbe chiedere a gente come Nadal, Djokovic, Murray, presenti al Barra Olympic Park di Rio de Janeiro malgrado avessero in passaqto più o meno recente trionfato sull'erba londinese. Djokovic ad esempio, numero 1 del mondo, ha pescato subito l'osso duro tra le non teste di serie, quell'argentino Del Potro martoriato dagli infortuni ma capace di giocare il miglior tennis se a distanza ridotta. Quanto alla spedizione azzurra, le defezioni per la zika di Berdich, Raonic ed altri se non danno proprio garanzie di medaglia, per lo meno consentono di sperare in qualcosa di più grande delle loro possibilità a bocce ferme. L'attuale numero uno d'Italia, il 34enne romano-senese Paolo Lorenzi, specialista del rosso, se la vedrà col cinese di Taipei Lu, 66 in  classifica ma assai a più agio dell'italiano sul veloce. Un eventuale secondo turno vedrebbe d fronte il vincitore dell'incontro tra lo spagnolo Bautista Agut (10 del seeding) e il russo Kutnetsov. Su Fognini (41) c'è invece molta pressione; all'esordio il ligure affronta il quasi pensionato (oltre 36 anni) dominicano Estrella Burgos (87) ma al secondo turno troverebbe due brutti "cagnacci", il francese Paire (16ma testa di serie) o il ceco Rosol. E, volando oltre Icaro, in un ipotetico ottavo se la vedrebbe con Murray. Anche da Seppi (74) è lecito aspettarsi almeno un buon torneo; prima il non irresistibile ucraino Marchenko (64) ed eventualmente il vincente del fu Nadal (che gioca malgrado accusi ancora dolore al polso sinistro) contro il giustiziere di Davis l'argentino Del Bonis. E' bello vedere alle Olimpiadi anche il pugliese Fabbiano, uno che ha lavorato duro per arrivare al numero 113; avrà di fronte l'idolo di casa, il brasiliano Dutra Silva (94), battibile a meno di arbitraggi "casalinghi", per poi trovare il francese Monfils (11). Nel singolare femminile, invece, le azzurre sono soltanto tre. Roberta Vinci, 6 del seeding "campando" ancora sulla finale raggiunta agli US Open dello scorso anno, ha un primo turno molto difficile contro la slovacca Schmiedlova, una che attaccando le può togliere quella rete tanto cara alla tarantina. Se dovesse andar bene, al secondo turno l'azzurra troverebbe la vincente di Makarova-Buyukaklay, due brutte clienti, sognando nei quarti contro Serenona Williams la rivincita della storica semifinale agli Us Open. La Errani (25) incontra l'olandese Bertens (23) in una stagione fatta più di ombre che di luci per l'italiana, anche sul rosso che è la sua superficie preferita; i precedenti sono 4-0 per la Errani ma sarà un'altra storia. Al secondo turno la Errani troverebbe la vincente dell'incontro tra Strycova e Wickmayer, due più abbordabili della Bertens. E' invece chiusa dal pronostico la Knapp (113) contro la forte mancina Safarova (28). Paragrafo doppi. Quello maschile, inedito per l'operazione di Bolelli, vede Fognini e Seppi contro gli ucraini Marchenko (doppia sfida contando il singolare) - Molkanov ma al secondo turno la battaglia sarà durissima contro i fratelli Murray, scozzesi purosangue e numero 2 del tabellone. Errani-Vinci, pur essendo accreditate dell'ottava testa di serie, hanno un primo turno non semplici contro le tedesche Kerber e Petkovic, che tirano assai più forte. Le due azzurre, rimesse insieme da Coni e Federazione dopo un anno e mezzo di separazione più o meno consensuale, non sembrano più affiatate come una volta e peraltro hanno affrontato la trasferta brasiliana dopo un solo match perso giocato assieme. In ogni caso ai quarti (se ci arrivano) incontrerebbero le sorelle Williams, le stesse che hanno iompedito loro di prendere una medaglia a Londra 2012.