Dopo le emozioni del re dei 1500 stile libero, al secolo Gregorio
Peltrenieri, che ha giurato di puntare ora al record del mondo, l’Italia dello
sport che suda regala ancora ori e onori al medagliere che piazza il tricolore
al momentaneo settimo posto mondiale. L’oro numero sette è portato da un
habitué a questa olimpiade ovvero il toscano Niccolò Campriani che bissa il titolo
olimpico della carabina 10 metri anche nella carabina tre posizioni da 50 metri
confermando il risultato di quattro anni fa a Londra. E’ stato un testa a testa
col russo Kamesnky con l’azzurro che ha voluto questo secondo oro con
determinazione, sparando meravigliosamente nell’ultimo tiro, lo stesso invece
fatale per il russo (score finale: 458,8 a 458,5). Intanto nella scherma dopo
16 anni (Sydney 2000) gli spadisti Garozzo (oro nell’individuale), Fichera,
Pizzo e Santarelli sono tornati in finale dopo aver rifilato sempre 45-32 prima
alla Svizzera e poi all’Ucraina; troppo forte però la Francia che dall’allungo
di 30-19 firmato dal 10-5 di Borel su Garozzo, ha chiuso 45-31 sugli azzurri
comunque argento. E a concludere la giornata, e anche la sua carriera, il
bronzo meritato di Tania Cagnotto dal trampolino 3 metri, vendicandosi così
dell’amara quarta piazza rimediata a Londra 2012 per soli 20 centesimi di
punto. Questa volta però dietro le cinesi inarrivabili c’è lei e il suo
fantastico quinto tuffo che le ha permesso di tenere a distanza la canadese Abel di appena cinque punti. “Non
credevo di tornare a casa col record di punti e con due medaglie” ha spiegato
la ragazza di Bolzano, che poi ha aggiunto “sapevo fosse l’ultima gara della
mia carriera e volevo solo godermela”. Si sposerà la Tania ma anche la
campionessa cinese ha detto si in diretta al suo fidanzato (presentatosi in
mondovisione con l’anello di fidanzamento) e saranno altri fiori d’arancio. Se
sono rose fioriranno, anche quelle di Elia Viviani nell’optimum del ciclismo su
pista: l’azzurro, dopo tre gare, è secondo in classifica con 106 punti, due
soli di ritardo dalla testa, il francese Boudat, battuto proprio da Viviani
nello sprint decisivo della terza prova ad eliminazione che ha regalato i 40
punti della speranza. Mentre poi il volley maschile è già ai quarti da prima in
classifica dopo aver annichilito, punto dopo punto, gli idoli di casa
brasiliani (ultima partita del girone contro Canada), la pallanuoto maschile guidata da Sandro Campagna ha
inaspettatamente perso contro gli Stati Uniti (già eliminati) per 10-7
complicando il cammino nei quarti di finali, a cui approda da terza
classificata dopo aver assaporato la possibilità del primato.
Non sono d'accordo con le tue opinioni, ma difenderò sempre il tuo diritto ad esprimerle (Voltaire-François Marie Arouet)
WRITING
A cura di ANDREA CURTI
domenica 14 agosto 2016
sabato 13 agosto 2016
OLIMPIADI - Lo scandalo della tuta ufficiale azzurra di cui nessuno parla...
Non c'è dubbio; i nostri atleti sono i più eleganti del mondo. Peccato si trovino ad una Olimpiade sportiva, non ad una sfilata di moda. Così accade che il "7" dello sponsor risulti abnorme nella divisa ufficiale rispetto allo scudetto tricolore mentre del nome Italia non vi è traccia visiva. Se non fosse per le scritte in sovraimpressione o per la bandiera che viene issata o per l'inno che viene cantato, un italiano sul podio sarebbe irriconoscibile. E con lui la nazione che lo rappresenta. Benvenuti all'ennesima mercificazione dello sport italiano rispetto al contesto mondiale.
OLIMPIADI - Quinto oro per l'Italia, ancora dallo skeet: Rossetti, altro cecchino infallibile.
A volte i successi inaspettati sono i più belli. “Piattello dopo
piattello mi sono reso conto di potercela fare”, ha commentato Gabriele
Rossetti, figlio d’arte (suo padre Bruno prese il bronzo a Barcellona 1992) e
capace, nella finale dello skeet maschile (specialità che ha dato due ori,
considerando quello della Bacosi nel femminile) contro lo svedese Svensson di
issarsi sul gradino più alto del podio a soli 21 anni centrando 16 piattelli su
16 (lo scandinavo ha sbagliato proprio l’ultimo). E’ il quinto oro azzurro alla
Olimpiade di Rio de Janeiro che consente al momento di agganciare il decimo
posto nel medagliere. Sarebbe quantomeno curioso vedere quanti contributi
economici il Coni elargisce alla Federcalcio e quanti alla Federazione di Tiro
a Volo; perché è quest’ultima che dà lustro allo sport italiano e “non va fatto
un monumento”, come ha dichiarato Malagò, ma vanno semplicemente dati più soldi
togliendoli invece a chi da secoli non ottiene risultati importanti. Lo sport
che fatica è anche quello della pallanuoto femminile che ha visto il Setterosa
centrare i quarti di finale vincendo tutte e tre le partite del girone; ultima
vittoria è di 10-5 sulla forte Russia, annichilita nel punteggio (le azzurre
hanno chiuso avanti tutti e quattro i parziali: 3-2, 2-1, 3-1, 2-1) e nel gioco
di squadra, trascinate dalla tripletta della Bianconi. Lunedì per il Setterosa
ostacolo Cina, che sembra tutt’altro che insormontabile, e poi la semifinale
per centrare una medaglia di prestigio. Medaglia storica che invece ha centrato
nel tennis la portoricana Monica Pueg, il primo di sempre per la sua nazione
che nazione vera e propria non è, dal momento che si tratta di un possedimento americano
(Isola delle Indie Occidentali, la minore delle Grandi Antille). Ma i
discorsi geopolitici con i risultati sportivi c’entrano poco. La Pueg, giovane
talentuosa di quasi 23 anni che pareva non esplodere mai e rimanere nel limbo
delle promesse non mantenute, ha invece trovato la settimana perfetta e la sua
consacrazione nel torneo olimpico battendo la numero 2 del mondo Kerber in
finale, e in precedenza la 4 Muguruza e la 14 Kvitova, tutte e tre vincitrici
di Grande Slam. E anche nel maschile la fatica ha pagato; stiamo parlando dell’argentino
Del Potro, tre operazioni ai polsi alle spalle e un numero 141 del mondo da
recuperare dopo essere stato nella top-five. Il gigante di Tandil contro Nadal che
di polsi non ne vuol più sapere, ha dato vita ad un match entusiasmante in un
continuo saliscendi di punteggio. Nessuno dei due voleva perdere, alla fine Del
Potro ha centrato la finale dopo oltre tre ore di gioco e sfiderà per l’oro il
campione olimpico e di Wimbledon (pure di Roma…) in carica, lo scozzese Andy
Murray, che ha schiantato le velleità del giapponese Nishikori. Domani intanto,
tornando a casa nostra, ultima gara in assoluto per Tania Cagnotto che, dopo le
Olimpiadi, lascerà l’attività agonistica per coronare il suo sogno di donna; la
bolzanina, nella finale del trampolino da tre metri, si presenta col settimo punteggio. Comunque
vada, a lei sì che bisogna ringraziare.
Andrea Curti
venerdì 12 agosto 2016
OLIMPIADI - Storica doppietta nello skeet femminile: Italia, popolo di tiratori scelti.
Piovono medaglie e di tutti i metalli per l’Italia che sta sempre più diventando
un popolo di tiratori scelti; nello skeet femminile del tiro a volo è dominio
delle azzurre senza precedenti nella storia con una finale a due tutta italiana
(a livello statistico si tratta della terza "doppietta" olimpica
femminile ai Giochi dopo quelle del fioretto Vezzali-Trillini ad Atene 2004 e il podio
completo Di-Francisca-Errigo-Vezzali di Londra 2012. Innanzitutto l’esordiente
Diana Bacosi e l’olimpionica
di Pechino 2008 Chiara Cainero si erano qualificate agevolmente
all’ultimo atto
tra le migliori sei, poi hanno dato vita ad un testa a testa che, allo
spareggio,
ha visto primeggiare 15-14 (su 16 piattelli) la novellina Bacosi
sull’esperta
Cainero. Fair play a fine gara con dedica d’obbligo: “E’ un oro che
intendo
condividere con tutta la mia figlia”, ha dichiarato la Bacosi,
“soprattutto con
mio figlio Mattia. La difficoltà più grande è stato lasciarlo a casa e
non vedo
l’ora di riabbracciarlo. Pensavo di festeggiare – ha continuato la neo
campionessa
olimpica – correndo come Benelli ad Atene ma quando ho visto il
tabellone, mi
sono bloccata e non ce l’ho fatta a trattenere le lacrime”. Soddisfatta
anche
la Cainero: “Per me è un argento che vale come un oro, la Bacosi è stata
brava
e sono contenta per lei e per i sacrifici che ha fatto”. Dal canottaggio
un
altro importante bronzo: è il “quattro senza” a vincere la regata delle
imbarcazioni
“normali”, dal momento che gli inglesi si sono confermati campioni
olimpici ma
sempre tallonati dagli australiani. Domenico Montrone, Matteo Castaldo,
Matteo
Lodo e Giuseppe Vicino hanno rimontato allo sprint un Sudafrica che,
sino ai
1500 metri, aveva una punta di vantaggio sull’armo azzurro. Anche la
medaglia di legno è arrivata a casa Italia: i fiorettisti, col titolo
olimpico di Londra 2012, si sono piazzati solo quarti prendendo due
batoste, la prima in semifinale contro la Francia (30-45) e poi nella
finale per il bronzo contro gli Stati Uniti (45-31), Proprio contro gli
Stati Uniti è stato determinante il black out di Baldini che ha subito
uno 0-8 nell'assalto con Meinhardt quando gli azzurri conducevano 20-17,
il che ha mandato in bambola tutto il resta della squadra che, per la
prima volta da Atlanta 1996, non tornava a casa a mani vuote. Se la
sconfitta della Pallavolo femminile (1-3 dagli Usa), la quarta
consecutiva, era indolore per la già catastrofica eliminazione del team
azzurro,
la prima battuta di arresto del Settebello di Campagna fa un po’
storcere la
bocca ai benpensanti; squadra assai contratta in avanti, gli azzurri si
sono
arresi 10-7 ai campioni olimpici in carica della Croazia, affondati dal
Sukno, giocatore
della Pro Recco che ha rifilato all’Italia una cinquina da “core
ingrato”.
E mentre la coda del nuoto ci porta a sperare in altre medaglie nei 1500
stile libero col campione del mondo Gregorio Paltrinieri miglior tempo e il
quinto tempo di Gabriele Detti (bronzo nei 400), e il record italiano che vuol
dire finale per la 4x100 mista femminile (la Pellegrini parte per ultima), ecco
finalmente in pista l’atletica leggera. A tenere banco subito un record del
mondo; nei 10.000 metri con netto potere africano, a trionfare è l’etiope Ayana
che abbassa di oltre 14 secondi il precedente record (29’17’’45 contro 29’31’’78).
Bene l’azzurro Giordano Benedetti negli 800 che approda alle semifinali col
terzo tempo di batteria. Ma il solito sbruffone Bolt si fa sentire: “Voglio
vincere tutto – ha tuonato il giamaicano, recordmen per eccellenza (9”58 nei
100 e 19”19 nei 200) - venite a vedermi
e non ve ne pentirete, farò la storia. Iniziare coi 200 mi rende nervoso più di
qualsiasi altra gara ma sono in forma e voglio scendere sotto i 19 secondi”.
Usain è sempre Usain.
giovedì 11 agosto 2016
OLIMPIADI - Dal canottaggio (due senza) la dodicesima medaglia: Il bronzo degli esclusi.
Lo sport è imprevedibile: succede infatti che un “due senza” di
canottaggio, nato 20 giorni fa per la squalifica per doping di Niccolò Mornati
tra i vogatori esclusi dal “quattro senza”, riesca ad arrivare ad un bronzo
olimpico. L’impresa, che vuol dire dodicesima medaglia per l’Italia, è firmata
dai campani Marco Di Costanzo e Giovanni Abagnale, 24 anni da Napoli e 21 anni da Castellammare di Stabia, capaci di
lottare fino alla fine con le altre imbarcazioni per salire sul podio. Sotto
gli occhi del Cristo Redentore di Rio, in finale in acqua tre gli azzurri hanno
imbastito subito la gara sul ritmo (43 colpi malgrado il vento contrario) e, al
passaggio dei primi 500 metri, erano indietro solo ai sudafricani di meno di
mezzo secondo Di Costanzo guardava costantemente a sinistra per cercare di tamponare
la situazione, Nel mentre, i neozelandesi dei record (non perdono una gara dal
2009 con 69 di imbattibilità) Mjurray e Bond risalivano rapidamente il campo di
gara e già ai 1000 metri erano davanti a italiani e inglesi, per poi prendere
il largo definitivamente verso l’oro. Si profilava quindi una lotta a tre per
due posti. Ai 1500 metri stra-prima la Nuova Zelanda poi la Gran Bretagna e l’Italia
tallonata dal Sudafrica. Partiva così lo sprint finale e mentre i neozelandesi
tagliavano il traguardo in netta
solitudine, si ergeva il Sudafrica mentre i nostri riuscivano a tenere a bada
il ritorno degli inglesi e a portare a casa increduli il bronzo olimpico. Difficile
dire se anche la pallanuoto femminile possa arrivare così lontano; per il
momento il Setterosa c’è e la seconda vittoria nel girone, sofferta (con un
solo black-out, da 4-2 a 4-4) ma meritata contro l’Australia, proiettano le
ragazze direttamente al match coi russi per la importante supremazia del
raggruppamento. Sicuramente nel singolare non arriverà a medaglia Fabio
Fognini, tennista che si odia e si ama al contempo, capace cioè di salvare con
testa e cuore due match point nel secondo turno all’avversario (il francese
Paire) e poi negli ottavi di rifilare otto games consecutivi (da 1/6 1-2 a 6/2 3-0 con 1 palla del 4-1) al
numero 2 del mondo, lo scozzese Andy Murray, fino a quel momento falloso e poco
determinato, ma domato nel gioco e nelle intenzioni di gioco. Ma il match d’improvviso
è girato di nuovo dalla parte dello scozzese che ha infilato la sequela vincente
di sei giochi consecutivi approdando così ai quarti e lasciando l’amaro in
bocca ad un Fognini vicinissimo all’impresa ma che ha spento la luce sul più
bello non trovando più la giustezza dei suoi colpi, nonostante i cori da stadio
in suo favore. Però non è detto che non porti una medaglia; in coppia nel misto
con l’amica e conterranea di sua moglie, Roberta Vinci, gli azzurri hanno battuto
i numeri 2 del tabellone, i francesi Herbert e Mladenovic, per 6/4 3/6 10-8, ed
ora nei quarti sfidano gli americani Raam e Venus Williams per entrare nella zona
medaglie. Anche per la Vinci è l’ultima chance; infatti nel doppio femminile
con Sara Errani, la partita è andata male. Troppe le occasioni sprecate dalle
azzurre contro le ceche Safarova a Strycova, Sembrava fatta quando le due italiane
si sono trovate avanti 6/4 e 3-0 con due break di vantaggio, invece le ragazze
ceche sono risalite 3 pari e le nostre hanno gettato al vento ben 4 palle del
5-3. E nella terza frazione Errani-Vinci sono andate sotto 2-5, tentato il
recupero mancando una palla del 5 pari. Ma il treno passa una volta sola.
Peccato davvero.
martedì 9 agosto 2016
OLIMPIADI - Tennis, l'azzurro negli ottavi dopo aver annullato due match point a Paire: Fognini, dall'inferno al paradiso.
In attesa di conoscere l’esito della finale dei 200 stile libero
che
vedrà impegnata Federica Pellegrini, e nel mentre la pallavolo maschile
stronca anche gli Stati Uniti con una sicurezza da grande sestetto,
l'eroe del giorno è senza dubbio Fabio
Fognini, unica racchetta azzurra ancora in lizza nel singolare del
torneo
olimpico di Rio de Janeiro dopo l’eliminazione di Andreas Seppi (duplice
6/3 per mano di un Nadal
troppo tonico muscolarmente per essere vero) e di Sara Errani (7/5 6/2
dalla
russa Kasatkina che ha maggior velocità di palla della romagnola).
Contro il clochard
francese Benoit Paire, non un fenomeno ma un giocatore molto solido nei
fondamentali,
con un buon servizio e dei passanti molto incisivi, il ligure ha dato
davvero
dimostrazione di tenere a questa manifestazione non mollando quando
poteva,
quando cioè il punteggio lo dava quasi per spacciato, E spesso ciò è
accaduto. L’azzurro
ha infatti sempre inseguito il suo avversario per tutta la durata della
contesa, Sotto un set e un break nel secondo, Fognini ha ripreso in mano
il
gioco dell’incontro ed ha pareggiato il conto dei 6/4. Ma nel terzo
gioco dell’ultimo
e decisivo set l’azzurro ha ceduto il servizio trovandosi indietro 3-1 e
0-30,
altro score che poteva indurlo ad andare sotto la doccia. Invece prima
una demi-voleè
disperata poi uno smash inventato e vincente malgrado fosse scoordinato
gli
hanno dato coraggio e, complici due errori di Paire, ha salvato il
quinto game.
Al cambio di campo il primo dei due interventi del fisioterapista;
Fognini si
fa massaggiare la coscia sinistra, sembra un risentimento muscolare.
Paire vola
facilmente 4-2, Fognini resta aggrappato al suo avversario con una
strepitosa
palla corta (3-4), il francese annulla col servizio una palla del 4 pari
e
mantiene le distanze, e nell’interminabile nono gioco succede un po’ di
tutto.
Dieci vantaggi, ma soprattutto due match point per il francese; nel
primo Paire
risponde in corridoio, nel secondo il coraggio di Fognini è immenso,
attacco in
diagonale di rovescio e voleè molto profonda che Paire non riesce a
controllare. E il 5 pari arriva alla prima opportunità con una veronica
di
Fognini di Panattiana memoria. Fognini conquista anche il terzo gioco
consecutivo issandosi 6-5, Paire traina la contesa al tie-break stordito
come è
dai due match point non capitalizzati. Ma il thrilling non è finito. Sul
secondo errore consecutivo di Paire, il francese sente la tensione e
inveisce
contro guardalinee e chiunque si trovasse da quelle parti. Così Fognini
scappa
3-1, 5-2 e 6-3; sul secondo match point il rovescio di Fognini è fuori
di meno
di mezzo millimetro e i due contendenti, a rete, se la ridono. Ma al
terzo,
dopo due ore e venti di battaglia pura, un passante lungolinea vincente
di
dritto consegnava la vittoria al ligure, passato dall’Inferno al
Paradiso nel
giro di pochi minuti. E con un Fognini così, così “pazzarello” e
imprevedibile,
può succedere di tutto, anche che batta Murray, campione olimpico, di
Wimbledon
e di Coppa Davis in carica. Così come può accedere che Errani-Vinci
vadano
ancora più avanti dei quarti di finale a cui sono approdate dopo aver
lasciato solo
cinque giochi alle cinesi Xu e Zheng. L’ostacolo per la semifinale si
chiama Repubblica
Ceca ovvero Safarova e Strykova, due che tirano molto forte, soprattutto
la
prima, mancina e spesso trascinatrice della coppia, in grado insieme di
sconfiggere al primo turno le sorelle Williams.
lunedì 8 agosto 2016
OLIMPIADI - Nel "tiratori day" altre medaglie azzurre: Campriani e l' "odiato" terzo oro azzurro.
Mentre Fderica Pellegrini arriva terza nella sua batteria di
semifinale col tempo di 1'55''42 e domani (ore 3.20) lotterà per l'oro
nella finale dei 200 stile libero, un altro Agassi si è fatto vivo ma
non si tratta di tennis bensì di un tiratore: “Odiavo
questo sport, facevo fatica a divertirmi, ma il motivo vero è che grazie
a
questo sport sono stato più tempo col mio babbo”. Niccolò Campriani da
Sesto
Fiorentino ha portato il terzo oro all’Italia dalla carabina 10 metri, e
lo ha
fatto con una rimonta strepitosa in finale, dove si era presentato alla
grande
totalizzando 630.2 punti che gli sono valsi il record olimpico.
Campriani,
argento a Londra 2012, ha trionfato con 206 punti, davanti all’ucraino
Kulish
con 204.6 e il russo Maslennikov con 184.2. Il “tiratori day” è
completato dal
quasi oro del veterano della spedizione azzurra, quel Giovanni Pellielo
da
Vercelli alla settima olimpiade consecutiva (bronzo a Sydney, argento ad
Atene
e Pechino) cui il metallo più prezioso sembra stregato. Entrato anche
lui in
finale del tiro a volo fossa olimpica col punteggio più alto, Pellielo
ha
combattuto fianco a fianco col croato Glasnovic ma un errore al quarto
tiro di
spareggio ne ha vanificato il gradino più alto del podio. Ma è una gioia
lo
stesso. Così come il Settebello di Campagna che regola 11-8 la Francia
dei
naturalizzati macedoni (Kovacevic su tutti) e vola a vele spiegate nei
quarti.
Gli azzurri sono stati bravi nel primo
tempo a sfruttare tutte le superiorità numeriche (3-1, 4-2) mentre l’allungo
vero e proprio si è avuto nel secondo quarto quando da 4-3 l’Italia è passata
7-3 e chiuso 8-4. La piccola reazione dei francesi si è fermata all’8-6, poi
bomber Aicardi (4 gol in partita) ha fatto la differenza e gli uomini di
Campagna hanno finito per imporsi 11-8. Restiamo negli sport di squadra. I
sospiri lunghi e sconfortanti del cittì Bonitta sono stati eloquenti; le sue
ragazze hanno subito il secondo cappotto consecutivo, prima dalla Serbia ora
dalla Cina vice-campione del mondo (25-21, 25-21, 25-16 lo score per le
asiatiche), apparsa assai più costante e quadrata del sestetto azzurro, pronto
quest’ultimo ad affidare tutto, gioco, servizio e schiacciate alla giovane
Egomu che i suoi 19 punti li ha fatti. Male, distratte, deconcentrate le
azzurre in ricezione, implacabili le cinesi in schiacciata e muro. Ora con le
olandesi ci si gioca il tutto per tutto. E’ stata brava invece Sara Errani nel
tennis a battere seccamente (duplice 6/2) la ceca Strycova ed accedere agli
ottavi di finale del singolare femminile, dove incontrerà la diciannovenne
russa Kasatkina, numero 27 del mondo, in un match da “fifty fifty” di
probabilità di passare il turno. Nulla da fare invece per Paolo Lorenzi contro
il forte spagnolo Bautista Agut: 7/6 6/2 il risultato per l’iberico. Restano
così in lizza nel singolare maschile Andreas Seppi, opposto alla belva Nadal, e
Fabio Fognini contro il francese Paire, n.32, non un grande giocatore ma
senz’altro uno solido nel fisico, nel gioco e nella testa. Piuttosto le notizie
buone (sulla carta) vengono dai tornei di doppio. Nel maschile sono saltate tre
delle prime quattro teste di serie e Seppi-Fognini sono già ai quarti di finale
avendo estromesso dal torneo gli idoli di casa, i brasiliani Bellucci e Sa, in
rimonta. Perso il primo set 7/5 gli azzurri hanno pareggiato il conto di set e
games e, nella terza frazione, sotto di un break 1-3, sono stati capaci di
capovolgere completamente il match vincendo 5 giochi di fila. Soprattutto nell’ultimo,
sul servizio di Seppi, proprio l’altoatesino ha trovato sul 30 pari il lungolinea
del match point, capitalizzato da Fognini con una voleè alta di rovescio. Così
tra la zona medaglie e gli azzurri ci sono i canadesi Nestor e Pospisil, due
specialisti del doppio; partita durissima ma tutto può succedere. Anche la
coppia Errani-Vinci non dovrà più vedersela con le sorelle Williams (eliminate
per crampi e dolori di stomaco di Venus) in un ipotetico quarto, ma per
approdarci le due azzurre “ritrovate” o presunte tali dovranno battere le cinesi
Xu-Zheng, molto rodate e molto difficili da affrontare, per i chilometri che
macinano in campo. Le premesse per far bene in entrambi i tabelloni ci sono
tutte. Ma a volte non bastano. Ricordarsi dei pianti che si è fatto il serbo
Djokovic insieme all’amico argentino Del Potro, il “Bruto” che lo ha pugnalato
alle spalle come quattro anni fa nella finalina per il bronzo di Londra 2014;
due tie-break e il numero uno del mondo ha lasciato i Giochi Olimpici ancora
una volta a mani vuote, pur essendo il migliore. Ma non sempre vincono i
migliori.
domenica 7 agosto 2016
OLIMPIADI - Nel giorno degli esordienti, due ori all'Italia: Basile e Garozzo, cavalcate trionfali.
E’ la giornata degli esordienti alle Olimpiadi che portano finalmente ori
nel medagliere italiano. E’ la giornata dello judo italiano che, da undici
Olimpiadi consecutive (Montreal 1976) va sempre a medaglia. Nella carioca arena
2, Fabio Basile da Rivoli (Torino), classe 1994 ha portato il 200° oro nella
storia olimpica dello sport italiano nella categoria 66 kg, un predestinato
come testimoniano l’oro, l’argento e i due bronzi raccolti tra europei e
mondiali giovanili, sino al terzo posto ai Giochi del Mediterraneo 2013 quando
aveva appena 19 anni. Ma alla sua prima partecipazione ai Giochi, l’atleta dell’Esercito
ha superato tutti i suoi avversari per ippon (agli ottavi l'azero Shikhalizada,
ai quarti il mongolo Davaadorj, in semifinale lo sloveno Gomboc), compreso nella
finalissima il campione del mondo in carica, il coreano An Baul, finito in
lacrime sul tatami di Rio. Porta in dotazione un argento pesante anche Odette
Giuffrida, 22 anni che stupisce tutti arrivando in finale giocandosela fino
alla fine con la favoritissima kosovara Kelmendi, che beffa l’azzurro all’inizio
della contesa con uno yuko che vuol dire un punticino striminzito ma
sufficiente per salire sul gradino più alto del podio. E’ il giorno del
fiorettista siciliano Daniele Garozzo che, lasciato Acireale per allenarsi a
Frascati con Fabio Galli, ha colto un oro che mancava alla specialità azzurra
da 20 anni (Puccini ad Atlanta 1996). Oro conquistato in pedana match dopo
match i n una cavalcata trionfale: 15-8 ai sedicesimi all’egiziano Ayad, 15-13
all’altro africano Abouelkasse negli ottavi, 15-8 al brasiliano Toldo nei
quarti, 15-8 al russo Safin in semifinale e 15-11 in finale al campione del
mondo e numero 1 delle classifiche, l’americano di origine cinese Massialas. Per
la verità Garozzo era partito un po’ timoroso e l’esperienza aveva portato
avanti lo statunitense 4-2. Reazione dell’azzurro che si portava sul 7-4 ma il
campione americano arginava agganciando l’italiano sul 7-7. Ma poi è iniziata la
scalata verso il successo con la luce verde di Garozzo che si accendeva per
sette volte consecutive. Un po’ di tremore per un tentativo disperato di
remontada da parte di Massialas che si portava a tre stoccate dall’azzurro
(11-14) ma alla fine è stato il siciliano a trionfare con parata e contrattacco
(quindi 201° oro della storia dello sport azzurro).
Intanto, mentre il chiacchieratissimo Alex Schwarzer è già a Rio ad
allenarsi ad Ipanema con la speranza che il processo odierno al Tas gli dia
ragione per poter gareggiare, gli azzurri, quelli ufficiali, si dividono tra frecce
di argento e facce di bronzo. Detto delle gare di canottaggio rinviato per
troppo vento (con diverse imbarcazioni azzurre in odore di medaglia così come nel tiro a volo skeet maschile), altre
frecce d’argento sono uscite dall’italico arco: su tutte Tania Cagnotto e
Francesca Dallapè che nei tuffi 3 metri sincro si sono piazzate dietro le inarrivabili
cinesi con una sicurezza, una scioltezza e una tecnica sopraffina. Impressionante
l’ultimo tuffo delle due ragazze azzurre che hanno incrementato il vantaggio
sulle canadese terze (poi superate dalle australiane) con uno splendido 84.
Di bronzo è il viso grazioso della 24enne piemontese Elisa Longo Borghini
che, laddove Nibali ha fallito, si è piazzata terza nella corsa su strada donne.
A 20 km dall’arrivo di Fort Copacabana, la ragazza è scattata con le altre competitors
e allo sprint finale è stata lesta ad infilarsi dal buco lasciato dalla vincitrice
olandese van Breggen e dalla svedese Johansson.
Nella pallavolo alterne fortune dei nostri team. I maschi hanno stroncato
i francesi campioni d’Europa in carica, che non battevano da due anni, con un
eloquente 3-0, complice un Zaytsev devastante da prima e seconda linea, un muro
di difesa ben organizzato e un Juantorena ovunque. Prossimo incontro martedì alle
20 contro gli Usa. Al contrario, nell’esordio della squadra femminile, troppa
la superiorità della Serbia per poter sperare di ribaltare il risultato. Ma c’è
tempo per riprendersi, il torneo è partito adesso. Infine, nel tennis Fognini
ha salvato la faccia contro il 36enne dominicano Estrella Burgos, battendolo
dopo quasi due ore per 2/6 7/6 6/0; al prossimo turno dovrà giocare decisamente
meglio se vuole sconfiggere uno tra Paire e Rosol. Benissimo anche Paolo
Lorenzi, neo 1 d’Italia e 40 del mondo, che ha eliminato in rimonta (3/6 6/3
6/4) il cinese di Taipei Lu, sempre ostico sul cemento. Ad attendere Lorenzi lo
spagnolo Batista Agut, 10 del torneo e 16 del mondo, in un match molto complicato
per la duttilità dell’iberico. E’ caduto invece Thomas Fabbiano, estromesso 7/6
6/1 dall’idolo di casa, il carioca Dutra Silva. Adesso in campo i doppi.
Andrea Curti
sabato 6 agosto 2016
OLIMPIADI - La cerimonia di apertura: Luci e ombre in pieno attuale stile brasiliano.
…E le manifestazioni di dissenso a Rio de Janeiro nel pomeriggio di chi è
sconvolto dall’organizzazione dei giochi sportivi mentre a sconvolgere il Paese
carioca sono i Giochi di potere e i Giochi della corruzione dilagante, e il
Brasile che fa parte del Brics ma che non riesce a sconfiggere i fantasmi
interni di pare mal governo (problema comune però a tutti), e il Cristo
Redentore segno della dominazione portoghese, illuminato con i colori della
bandiera, che vede dall’alto tutto e tutti in un virtuale abbraccio, e la
maestosità del Maracanà centro del mondo per qualche ora e la marginalità delle
baraccopoli non lontane da lì (sono 720 le favelas ufficiali presenti a Rio), e
il samba assordante per le strade di una Rio vestita più o meno a festa, e il “ritiro”
di Pelè troppo acciaccato per fare da ultimo tedoforo, e l’inno carioca suonato
e cantato unplugged e live, e la crisi del calcio brasiliano che pure col
Sudafrica in dieci uomini fa zero a zero, e la Cerimonia d’apertura in un
grande psichedelico trenino ballereccio, e il richiamo al global warming e alle
conseguenze nefaste che si sono profilate nel tempo e che si profileranno se
non si terrà conto dell’accordo di Parigi, e finalmente l’inizio della sfilata delle
205 delegazioni più quella dei rifugiati e degli indipendenti (chi scampati da
guerre e chi riammessi dal Cio dopo la retata politica antidoping contro le
istituzioni russe), e i primi a sfilare sempre loro, i greci, da cui è partito
tutto, per proseguire in ordine non alfabetico internazionale ma alfabetico
lusitano, e i soliti tedeschi inguardabili che vestono come la Merkel anche ad
una Cerimonia olimpica, e il segnale dato dalla delegazione austriaca di far
portare la bandiera ad una giocatrice dì ping pong di chiare origini cinesi, e
la delegazione delle isole bermuda che sfila guarda caso in bermuda, e i
fantastici costumi africani delle varie nazioni tribù, e il primo atlete che
piange, un boliviano, in un contesto di “cazzeggio”, selfie, cori e balli, e i
maschi atleti del Costarica con la scoppola, e Nadal, Murray e la Wozniacki che
sfilano da portabandiera dando risalto al tennis e a chi ancora sostiene che è
uno sport non olimpico, e i figiani e la squadra di rugby a sette per la prima
volta disciplina olimpica, e Hong Kong che sfila a parte dalla Madre Patria
Cina benché ne faccia parte dopo la cessione inglese, e le indonesiane
perfettamente integrate col Carnevale di Rio, e finalmente la fremente famiglia
Renzi che può alzarsi per applaudire gli azzurri 102esimi e una Pellegrini
portabandiera per fortuna non in versione imbambolata-patinata dallo shampoo
pubblicitario. E infine Guga Kuerten (altro tennista) che passa la torcia all’ex
maratoneta Vanderlei che accende il braciere (in realtà per la prima volta nella
storia i bracieri sono due, uno nel Maracanà e uno nel centro città) prima
della stringata apertura ufficiale dei Giochi da parte del fischiatissimo
reggente brasiliano Michel Temer (gli altri sono tutti sotto impeachment). Tutto e molto più di questo è e sarà l'Olimpiade brasiliana: buona visione a tutti.
venerdì 5 agosto 2016
TENNIS - Olimpiadi, spedizione azzurra al via: Si cerca una medaglia, per FIT e Coni...
C'è chi sostiene che le Olimpiadi per un tennista valgano meno di una
vittoria a Wimbledon; per questo si dovrebbe chiedere a gente come
Nadal, Djokovic, Murray, presenti al Barra Olympic Park di Rio de
Janeiro malgrado avessero in passaqto più o meno recente trionfato
sull'erba londinese. Djokovic ad esempio, numero 1 del mondo, ha pescato
subito l'osso duro tra le non teste di serie, quell'argentino Del Potro
martoriato dagli infortuni ma capace di giocare il miglior tennis se a
distanza ridotta. Quanto alla spedizione azzurra, le defezioni per la
zika di Berdich, Raonic ed altri se non danno proprio garanzie di
medaglia, per lo meno consentono di sperare in qualcosa di più grande
delle loro possibilità a bocce ferme. L'attuale numero uno d'Italia, il
34enne romano-senese Paolo Lorenzi, specialista del rosso, se la vedrà
col cinese di Taipei Lu, 66 in classifica ma assai a più agio
dell'italiano sul veloce. Un eventuale secondo turno vedrebbe d fronte
il vincitore dell'incontro tra lo spagnolo Bautista Agut (10 del
seeding) e il russo Kutnetsov. Su Fognini (41) c'è invece molta
pressione; all'esordio il ligure affronta il quasi pensionato (oltre 36
anni) dominicano Estrella Burgos (87) ma al secondo turno troverebbe due
brutti "cagnacci", il francese Paire (16ma testa di serie) o il ceco
Rosol. E, volando oltre Icaro, in un ipotetico ottavo se la vedrebbe con
Murray. Anche da Seppi (74) è lecito aspettarsi almeno un buon torneo;
prima il non irresistibile ucraino Marchenko (64) ed eventualmente il
vincente del fu Nadal (che gioca malgrado accusi ancora dolore al polso
sinistro) contro il giustiziere di Davis l'argentino Del Bonis. E' bello
vedere alle Olimpiadi anche il pugliese Fabbiano, uno che ha lavorato
duro per arrivare al numero 113; avrà di fronte l'idolo di casa, il
brasiliano Dutra Silva (94), battibile a meno di arbitraggi
"casalinghi", per poi trovare il francese Monfils (11). Nel singolare
femminile, invece, le azzurre sono soltanto tre. Roberta Vinci, 6 del
seeding "campando" ancora sulla finale raggiunta agli US Open dello
scorso anno, ha un primo turno molto difficile contro la slovacca
Schmiedlova, una che attaccando le può togliere quella rete tanto cara
alla tarantina. Se dovesse andar bene, al secondo turno l'azzurra
troverebbe la vincente di Makarova-Buyukaklay, due brutte clienti,
sognando nei quarti contro Serenona Williams la rivincita della storica
semifinale agli Us Open. La Errani (25) incontra l'olandese Bertens (23)
in una stagione fatta più di ombre che di luci per l'italiana, anche
sul rosso che è la sua superficie preferita; i precedenti sono 4-0 per
la Errani ma sarà un'altra storia. Al secondo turno la Errani troverebbe
la vincente dell'incontro tra Strycova e Wickmayer, due più abbordabili
della Bertens. E' invece chiusa dal pronostico la Knapp (113) contro la
forte mancina Safarova (28). Paragrafo doppi. Quello maschile, inedito
per l'operazione di Bolelli, vede Fognini e Seppi contro gli ucraini
Marchenko (doppia sfida contando il singolare) - Molkanov ma al secondo
turno la battaglia sarà durissima contro i fratelli Murray, scozzesi
purosangue e numero 2 del tabellone. Errani-Vinci, pur essendo
accreditate dell'ottava testa di serie, hanno un primo turno non
semplici contro le tedesche Kerber e Petkovic, che tirano assai più
forte. Le due azzurre, rimesse insieme da Coni e Federazione dopo un
anno e mezzo di separazione più o meno consensuale, non sembrano più
affiatate come una volta e peraltro hanno affrontato la trasferta
brasiliana dopo un solo match perso giocato assieme. In ogni caso ai
quarti (se ci arrivano) incontrerebbero le sorelle Williams, le stesse
che hanno iompedito loro di prendere una medaglia a Londra 2012.
Iscriviti a:
Post (Atom)